La scontata finale (e fine?) dell’Isola 5

Mannaggia, ieri, con quella spenta colorazione che vede nella foto sopra, è finita l’Isola dei Famosi e io non avevo scritto nemmeno un post di previsioni. Vabbè, tanto le prime ipotesi di vittoria per Manuela Villa, vincitrice annunciata da qualche settimana, le avevo fatte un mese e mezzo fa e, incredibilmente, c’avevo pure azzeccato; buono il riscontro del pubblico (6.339.000 di spettatori per il 28,93% di share), in salita rispetto allo scorso anno, nonostante la concorrenza in casa del match Benfica-Milan e quella dell’ancor temibile Dr.House in replica. Non particolarmente brillante invece la puntata nel complesso, con una serie di ingiustificati espedienti per tenere viva l’attenzione del pubblico (dov’era la necessità di un’ulteriore prova immunità? Ormai i giochi erano già fatti…). E con questo si è concluso pure quest’ultimo reality: dopo il soporifero Tutti a casa della settimana prossima, l’Isola ritornerà (se ritornerà) il prossimo anno.

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Sette giorni di follia

Mi sono comprato un iPhone. Ragazzi, è stupendo!

Con queste parole inizia la settimana dopo: i sette giorni senza tecnologia del tech-addicted Dom Joly hanno proprio questo epilogo. Come dire, è bella la vita senza tecnologia, ma se c’è è anche meglio. Dopo il “traumatico” inizio (se è riuscito a perdersi senza navigatore, cosa dire di tutti quelli che non l’hanno mai avuto?), sembrava quasi che la settimana tech free piaccia all’inglese giornalista eppure, alla fine, un semplice iPhone lo fa tornare alla realtà di oggi. Tutto questo per dire che io non ce l’avrei fatta neanche a vivere sette giorni senza tecnologia: passino i videogiochi, passi anche il cellulare, passi internet, ma come fare senza né computer né musica? Dopo sette giorni senza tutte queste cose, io avrei sbavato anche per una calcolatrice…

Sul perchè non ho ancora scaricato […]

PhoenixWright

Chiamatemi pure coglione balordo, forse non ci andreste troppo lontano, ma io non ce la faccio a scaricare alcun che di illegale. No, non è il classico post per farmi bello, anzi, è quasi una autodenigrazione, certamente una critica poco costruttiva: vivo in un mondo di semi-illegalità*, ma non riesco ad uniformarmi; ogni giorno mi trovo davanti a tante di quelle tentazioni che sembra quasi impossibile non cascarci: film, musica, videogiochi sono tanto vicini quanto lontani. Eppure c’è sempre qualcosa che mi frena, anche quando sarei in condizioni più che giustificabili; Gyakuten Saiban meets Orchestra è il titolo di un cd musicale che bramo da tempo, ma purtroppo è uscito solo in Giappone. Escludendo gli improbabili acquisti online oltre confine e le ancor più impensabili gite fuori porta (cosa vuoi che sia andare in Asia al giorno d’oggi?), le mie probabilità di accaparrarmelo sono prossime allo zero, quindi perchè non downloadarlo? Non lo so, forse a frenarmi è la bellissima copertina, che desidererei poter vedere dal vivo, toccare, magari è solo per alimentare la minuscola speranza che un giorno, in barba a tutti, riuscirò ad ottenerlo.

Altro caso è quello delle cosiddette flashcard: se mi alzo dalla sedia e mi sposto verso lo scaffale accanto posso contare quindici confezioni di altrettanti giochi per Ninendo DS. A conti fatti vengono 600 euro, centesimo più, centesimo meno; rabbrividisco. In tre anni e nove mesi sono circa 60 centesimi al giorno che poi non sono nemmeno troppi considerando che lì sono confluiti la maggior parte dei miei regali e quasi tutti i miei investimenti “superflui”: queste sette righe sono servite all’unico scopo di farvi capire che con un decimo della somma spesa avrei potuto acquistare una bella flash card per giocare, aggratis e illegalmente, a TUTTI i giochi che avessi mai desiderato. Alcuni penseranno che ho buttato (e che butterò, statene pure certi) al vento oltre un milione delle vecchie Lire, altri invece vi vedranno invece la cosa più naturale del mondo. Non navigo nell’oro e credo che in realtà non possa concedermi i vezzi di poter spendere quaranta euro solo per una scatola di plastica, eppure non riesco a concepire un Mario o un Phoenix Wright senza la spasmodica attesa del dayone, l’agognato acquisto, una scatola su cui sbavare ed un manuale da spulciare. Ne andrebbe della mia coscienza, preferisco avere davvero un decimo delle cose che desidero rispetto a quelle che potrei ottenere con gli altri mezzi.

* Non riesco a chiamare illegale chi scarica musica a sbafo, soprattutto perchè se questo è il termine peggiore in ambito legale, non saprei come definire chi invece fa cose decisamente più gravi.

Dura la vita del tv-watcher

Non so bene come, ma nell’arco di cinque giorni Rai2 è sparita dall’etere (della mia antenna, sia chiaro) ed è, parzialmente, apparsa La7. Ergo, per stasera è lecito aspettarsi una serata di Invasioni barbariche, dovendo però rinunciare a Tempesta d’Amore (), consapevole del fatto che mercoledì potrei perdermi la finale dell’Isola dei Famosi. Letale.

Bei tempi quando non c’era il T9

I pisana con i dov a rasoio dei generi serraralotr e swinadottr sono i più feroci serbi d’carta dolce del mondo. In realta attaccano raramente l’uomo.

Mai sopravvalutarsi. Il più classico dei che ci vuole, relativo al record finlandese, si è miseramente concretizzato nella scritta sopra: un ragazzo è infatti entrato nel Guinnes dei Primati scrivendo un sms in soli 45 secondi, io ho provato a rifarlo con il mio Samsung.

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Una bomba ci salverà dalle bombe

E’ incredibile constatare come possa essere così incostante per quanto riguarda il fattore attesa. Esempio pratico: non comprare Super Mario Galaxy al dayone (ovvero nel giorno stesso di uscita) sarebbe stato per me un dramma di notevoli dimensioni. Al contrario sono riuscito ad aspettare un paio di giorni per guardarmi la registrazioni delle ultime, attesissime, puntate di Heroes. Ci sono poi casi particolari per cui il tempo assume proporzioni completamente differenti: è il caso di un libro, Presi per il caso, presente nella mia wishlist da almeno tre anni. Non sono mai andato ad ordinarlo in una libreria come farebbero le normali persone, al più ho spulciato qua e là in qualche ipermercato, non ho tentato di acquistarlo online, al più ho cercato le informazioni basilari, eppure se potessi lo farei mio all’istante. Il suddetto libro, comprendente un imprecisato numero di pagine, l’ho scoperto quasi per caso, leggendo le pagine (strappate) di un Focus di qualche anno fa: l’autore, tale Federico Bini, si era divertito a reinterpretare delle statistiche vere con fare ironico. Tra i vari esempi che la rivista scroccava citava ce n’era uno un po’ particolare, che cerco di riportare al meglio della mia memoria:

Come combattere la paura terrorismo in un aereo? Semplice, basta portare con sè una bomba: se infatti le possibilità di imbarcarsi su un areo con una bomba sono dell’x%, le possibilità che sull’areo ce ne siano ben due (quella del kamikaze e la nostra) crollano all’y%.

Ovviamente al posto delle variabili x e y c’erano dei numeri ben precisi (che altrettanto ovviamente io non ricordo) e il tutto era scritto in un articolo ben più complesso; dopo lo stordimento iniziale (tzè, io l’ho riassunto in maniera ben più comprensibile XD) ho capito che se il libro si manteneva su questi livelli era una genialata assoluta e in breve è diventata la mia filosofia di vita. O quasi.

Effettivamente parlare di filosofia di vita è eccessivo, ma qualche volta, per tentare di risollevarmi il morale, ho provato a ripensarci riponendovi le mie speranze, anche per cose piuttosto futili. Chessò, è successo a scuola che se un giorno dovevo avere un’interrogazione particolarmente tosta, cercavo di venire interrogato ad altre materia nei giorni immediatamente precedenti: in questo modo le probabilità di essere interrogato per più giorni consecutivi erano davvero pochissime. Ovvio poi che sono sempre e comunque stato interrogato.