Il Natale Videoludico 2007

E siccome Maxxeo si vanta di sapere un paio di termini specifici, tende ad utilizzarli spesso, ignorando completamente tutte quelle persone che, giustamente, tendono a spendere il loro tempo in modo più utile che ad imparare il gergo videoludico. Per tutti coloro, penso siano utili i link di approfondimento in corrispondenza delle varie voci.

Poteva per caso mancare l’appuntamento con le mini recensioni (del tutto provvisorie, visto l’esiguo tempo di prova) dei vari regali natalizi a tema videoludico che ho ricevuto in questi giorni? Appunto, eccolo qui:

 

 Hotel Dusk: Room 215 E’ un’avventura grafica, è di Cing e le analogie con Another Code si sentono eccome, a partire dagli artwork, che sono poi il punto saliente del titolo. Ottima la realizzazione tecnica, che convince sia nello stile (eccellente) che nelle ambientazioni 3d; coraggiosa la scelta di impugnare il DS à la Brain Training, che permette pure di gestire il titolo come da copione Cing: da una parte la mappa, a volo d’uccello, con cui muovere il protagonista, dall’altra la visuale in prima persona. Se aveva funzionato con Another Code, questa versione decisamente migliorata non può che convincere. Un’avventura di altri tempi che, almeno in queste prime ore di gioco, convince e coinvolge.

 

Link’s Crossbow Training LCB nasce come semplice minigioco per rendere un po’ più comprensibile un tale prezzo per una tale periferica (la WiiZapper, in bundle con il gioco), che altro non è che un pezzo di plastica per appoggiare Wiimote e Nunchuk. Pure il motore grafico, preso di peso da Twilight Princess (nato su GameCube tra l’altro), assieme al poco virtuoso attributo di spin-off, non preannunciava nulla di buono; invece, a dispetto delle apparenze, Crossbow Training convince e non poco. Il Duck Hunt del 2000 perde in simpatia, ma guadagna in fascino, profondità e varietà; certo, stiamo parlando di una raccolta di minigiochi low budget che punta sulla rigiocabilità e sullo spirito arcade, ma è anni luce avanti a parecchi giochi su licenza. Da provare, almeno in virtù della Zapper allegata (e non solo).

 

Wii Dock Station Che io sappia, dovrebbe essere quella tanto lodata della Nitho, seppure il nome sia diverso. Di fatto questa base per il Wii sostituisce quella originale in modo a dir poco egregio: pur occupando un po’ più di spazio (e ci mancherebbe), lascia spazio a qualche extra da non sottovalutare. Primo fra tutti lo slot per le pile AA (quelle normalmente utilizzate dal Wiimote), che vengono ricaricate direttamente dalla dock station, poi la luce azzurra che circonda la console, intonata con quella che esce dal lettore del Wii, lo spazio per mettere il telecomando in verticale e la ventola che raffredda la console qualora ce ne fosse bisogno. Tutto questo condito con un prezzo da urlo (è un regalo, quindi non è carino dirlo, ma in modo sibillino posso dirvi che si aggira tra i dieci e i quindici euro). Utile, bella e conveniente: promossa a pieni voti.

E’ Natale, si può fare di più

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Al di là degli irritanti jingle, anche quest’anno Natale è arrivato. Meno atteso del solito, ma si fa sempre ben volere. Oltretutto in questa sede il 25 Dicembre corrisponde pure al primo anniversario di questo post, in un certo senso il vero compleanno del blog (che ufficialmente sarebbe questo): è già passato un anno, anno tutto sommato positivo (o almeno più del precedente).

Buon Natale