Touch! Generation senza confini.

 

Bisogna premettere che gran parte del successo che il Nintendo DS ha avuto e sta avendo (ne parlavo qui) è dovuto al particolare approccio che Nintendo stessa ha instaurato con quelle fascie di consumatori che hanno avuto poco a che fare con i videogiochi: una questione prevalentemente commerciale (e pure un po’ utopica), si è concretizzata invece nella collana Touch! Generation. I titoli appartenenti a questa categoria avrebbe dovuto, almeno inizialmente, essere tutti quelli che non avrebbero potuto nascere su una console differente: mi riferisco prevalentemente a Nintendogs (per l’uso massiccio di touch-screen e microfono), Brain Training (l’immediatezza è data soprattutto dalla possibilità di scrivere come nella realtà) e Electroplankton (che tenta di essere un visionario strumento musicale a base di pennino e voce). Con il tempo, e l’enorme successo, si sono poi resi conto che tutti questi giochi non appartenevano a nessuna categoria precedentemente creata e il termine Touch Generation è passato ad indicare tutto ciò che non è ben inquadrato secondo i classici canoni videoludici: secondo il sito ufficiale, ad oggi sono 25 i titoli DS e addirittura 6 per il Wii (che, secondo la prima concezione, poco avrebbe a che vedere con la TG)!

A mio parere, una buona parte dei giochi inseriti in questa collana hanno lo scopo di “traghettare” l’utenza dai giochi più originali a quelli più tradizionali: effettivamente, comprarsi un DS per il solo Brain Training non è molto conveniente. La definizione stessa di Touch Generation («una raccolta di titoli per la console Wii e per la console portatile Nintendo DS che offre una varietà di modi unici e accessibili di giocare», dal sito touchgenerations.com) dovrebbe escludere giochi come Picross DS, Animal Crossing, Tetris DS, Harvest Moon DS e Phoenix Wright Ace Attorney e il sequel Justice for All, tutti precedentemente usciti su altre console con risultati altrettanto ottimi.

Una variante di Picross era già uscita su console Nintendo: all’epoca, intorno al 1995, si chiamava Mario’s Picross e riproponeva, su SNES e GameBoy, il medesimo concept accattivante: colorare determinate celle in base ai numeri scritti ai margini di esse. Difficile a spiegarsi, facile a farsi.

Animal Crossing è invece il MORPG di casa Nintendo: impersonando un giovane personaggio, dovremo vivere la nostra vita in un villaggio di animaletti antropomorfi; decisamente divertente, ma non una novità: c’era già su Nintendo64 e GameCube. Il boom, però, l’ha fatto su DS.

Non ha bisogno di presentazioni Tetris: uno dei puzzle games più accattivanti di sempre e uno dei videogiochi più celebri di sempre. Centinaia le versioni di esse, una (piuttosto completa e dedicata alle vecchie glorie Nintendo) su DS.

Anche Harvest Moon, sebbene non sia una saga celeberrima, è una realtà piuttosto consolidata: ben 23 le diverse versioni a partire dal 1997, di cui ben 7 per DS. In Italia invece c’è solo il primo (e il più scadente), Harvest Moon DS.

Per Phoenix Wright: Ace Attorney la spiegazione è invece un po’ più lunga: nei prossimi giorni un bel post farà luce su questa saga tanto apprezzato quando sconosciuta. E soprattutto, come la Touch! Generation insegna, adatta a tutti.

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