Firmino: le avventure di un parassita metropolitano

Quando ho messo per la prima volta le mani su Firmino non immaginavo che fosse un best seller internazionale, tanto meno sapevo delle accuse di plagio. Anzi, con quel suo aspetto, poco spesso, copertina essenziale, sembrava proprio un libro di nicchia, magari pure un piccolo cult, ma pur sempre orientato verso una tanto precisa quanto ristretta cerchia di lettori. E invece no, con le avventure del topo Firmino, Sam Savage, alla non proprio tenera età di 68 anni, è diventando la nuova “promessa” della scrittura internazionale. Mica male.Quando però si finisce di leggere quelle ultime, drammatiche ma serene, pagine cominciano a sorgere i primi dubbi: cos’è successo? La domanda però non è relativa alla conclusione (che si perde nel sottointendere sfociando nel più becero finale aperto), ma all’intera opera; lo stesso protagonista, un ratto dall’umana intelligenza, accanito lettore e ammiratore di Bellezze, cinico sognatore, è una figura enigmatica. Fin da subito si presenta come l’incarnazione del lettore (anche la quarta di copertina recita “Firmino è la voce di tutti quelli che considerano la lettura e la fantasia il cibo più prezioso per l’anima”), salvo poi evolversi in un personaggio a tratti perverso, generoso, malinconico, folle, poi lucido e ancora folle. Una sorta di “genio e sregolatezza” a quattro zampe. E, come nel resto del libro, il verosimile si amalgama con l’impossibile: è così che le domande più interessanti il lettore se le pone a libro chiuso, che comincia a ricercare – autonomamente – un’interpretazione o una chiave di lettura per il tutto. Merito o demerito dell’autore?

Sarò sincero, personalmente Firmino non mi ha conquistato. Almeno nel mio caso il detto “o lo si ama o lo si odia” non ha riscontro: la lettura è piacevole, scorre bene e incuriosisce, ma sembra quasi che (analogamente a questa pseudorecensione :p) si avvalga di citazioni e rimandi solo per ammiccare ad un determinato target; quando questo è fine a se stesso (e magari il tipo di lettore non corrisponde alle scelte dell’autore), il giudizio complessivo ne risente.

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