Sobrietà

Diamo i 15 minuti di celebrità a Clemente Russo prima che cada nel dimenticatoio. Le sue nozze, però, rimarranno nella memoria collettiva. Questo è certo.

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Altro che l’iPhone…

watchlgFotocamera, videochiamate, 3G, lettore mp3, Bluetooth e HDSPA: è o non è il cellulare definitivo? No, non lo è perchè lo schermo è minuscolo e premere i testi sarà un’impresa (a meno che non si abbia meno di 10 anni), però  il concept dell’LG-GD910 è geniale. E, cavolo, io un coso del genere lo vorrei.

Il castello errante di Howl

castelloAmmetto di non aver mai visto opere di Hayao Miyazaki prima di ieri sera: l’occasione della redenzione è stato ovviamente l’eccezionale trasmissione de Il castello errante di Howl su Rai Tre. Eccezionale perchè di animazione nipponica in Italia se ne parla davvero poco, soprattutto in prima serata; eccezionale perchè il Castello Errante è di per se un ottimo lungometraggio. Magari un po’ complicato, non chiarissimo in alcuni passaggi (come sul finale), ma con un’atmosfera magica difficilmente ripetibile; gran parte del merito di ciò va ai personaggi, semplicemente deliziosi: dalla protagonistamone  Sophie che diventa una non troppo adorabile vecchina, alla possente (ma tenerissima) Strega delle Lande, dal simpaticissimo Rapa al de(per modo di dire) Cancer. Tutti ottimamante caratterizzati sia dal punto di vista figurativo – alta qualità come il resto del film, d’altronde – che da quello emotivo. Ma il campo dove forse l’opera riesce meglio è, come si era riproposto lo stesso Miyazaki, nella rappresentazione della vecchiaia: la trasformazione della diciottenne Sophie in novantenne (tranquilli, non è uno spoiler) riesce perfettamente a far immedesimare lo spettatore nei panni di chi vorrebbe fare molto, ma che ha un fisico che la ostacola inevitabilmente. L’opera è liberamente tratta dal romanzo omonimo di Diana Wynne Jones, che – ovviamente – spero di rimediare al più presto assieme al suo sequel.

La censura morbida

googlegrillo

Posso dirlo? Anche Beppe Grillo può prendere qualche abbaglio. Questo fatto della censura morbida di Google mi sembra una gran cavolata: l’edizione italiana – e si badi bene, solo quella italiana – non presentava il nome del comico/blogger tra i suggerimenti. Scandalo. Poco importa che cercando beppe, grillo o addirittura solo blog il primo risultato sia sempre il suo sito; poco importa che Google abbia sistemato la faccenda appena segnalata: nono, alla fine del post in questione ha scritto addirittura

Google ha corretto la censura.

Magari avrà ragione lui, però queste manie di persecuzioni cominciano ad essere un po’ noiose. Soprattutto perchè tutto si può dire, ma non che Grillo abbia poca visibilità. Google non indicizza più il mio blog e infatti le visite son crollate da qualche mese. Che faccio, grido alla censura anch’io? 😉

For a universe of knowledge

Non importa essere fan di John Lennon per provare una certa sensazione di fronte alla sua resurrezione mediatica. Un progetto assai lodevole (One Laptop per Child) per cui si è deciso di scomodare – con l’approvazione di Yoko Ono – addirittura l’ex-Beatles: è bastato qualche effetto speciale per farlo tornare a parlare. Lo spot non osa molto, ma quegli ultimi secondi mettono i brividi.

Le 20 canzoni che fanno addormentare

katyperry

Vorrei essere nato in Inghilterra: non tanto per odio del nostro Paese (oddio…), quanto piuttosto per far parte del campione statistico usato per i sondaggi. Perchè la Gran Bretagna è la patria delle statistiche a cavallo tra follia ed inutilità: l’ultima, le canzoni che meglio fanno addormentare i neonati britannici. E, un po’ a sorpresa, anziché una classica ninnananna a primeggiare c’è Patience dei Take That, seguita a ruota da Robbie Williams e Katy Perry (!). Quale miglior modo per far addormentare il proprio pargolo se non sulle note di I kissed a girl (magari senza il coltello che impugna nella foto)?