Il castello errante di Howl

castelloAmmetto di non aver mai visto opere di Hayao Miyazaki prima di ieri sera: l’occasione della redenzione è stato ovviamente l’eccezionale trasmissione de Il castello errante di Howl su Rai Tre. Eccezionale perchè di animazione nipponica in Italia se ne parla davvero poco, soprattutto in prima serata; eccezionale perchè il Castello Errante è di per se un ottimo lungometraggio. Magari un po’ complicato, non chiarissimo in alcuni passaggi (come sul finale), ma con un’atmosfera magica difficilmente ripetibile; gran parte del merito di ciò va ai personaggi, semplicemente deliziosi: dalla protagonistamone  Sophie che diventa una non troppo adorabile vecchina, alla possente (ma tenerissima) Strega delle Lande, dal simpaticissimo Rapa al de(per modo di dire) Cancer. Tutti ottimamante caratterizzati sia dal punto di vista figurativo – alta qualità come il resto del film, d’altronde – che da quello emotivo. Ma il campo dove forse l’opera riesce meglio è, come si era riproposto lo stesso Miyazaki, nella rappresentazione della vecchiaia: la trasformazione della diciottenne Sophie in novantenne (tranquilli, non è uno spoiler) riesce perfettamente a far immedesimare lo spettatore nei panni di chi vorrebbe fare molto, ma che ha un fisico che la ostacola inevitabilmente. L’opera è liberamente tratta dal romanzo omonimo di Diana Wynne Jones, che – ovviamente – spero di rimediare al più presto assieme al suo sequel.

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