Viralità varie

Un giorno racconteremo ai nostri nipoti di quel sabato in cui Google era impazzito e dava per “dannoso al tuo computer” qualsiasi sito: noi, tra le tre e le quattro di quel trentun Gennaio, eravamo al computer connessi a internet. A Mountain View probabilmente stavano procedendo al licenziamento dell’impiegato che ha causato tutto ciò, quello che inserendo uno slash di troppo ha bloccato tutti i siti del mondo. E’ impressionante come un semplice errore di battitura non solo influenzi un intero motore di ricerca, ma riesca pure a conquistarsi le prime pagine di mezzo mondo. Un po’ come farà la g più virale della blogosfera italiana: in pochi sanno di cosa si tratta (e io faccio parte della maggioranza ignorante), ma tutti ne parlano. Figuriamoci se avrei potuto fare eccezione.

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X Factor: terza puntata

Terza puntata per X Factor. Più passa il tempo, più il talent si riserva ricco di sorprese positive: l’ultima, ma solo in ordine di tempo, l’eliminazione di Giacomo Salvetti. La sua performance, Bruci la città, secondo la Ventura in un’inedita versione maschile (ma lo sa che l’ha scritta il Bianconi, che è un maschio e la canta pure ai concerti dei Baustelle?), è stata semplicemente piatta. Senza andare a scomodare intonazione, arrangiamenti e coreografie, l’esibizione di Giacomo era la più trascurabile di tutte e infatti si è meritata il ballottaggio (racimolando meno voti delle SOS). A sfidarlo c’era una ben più credibile Ambra Marie: data fino a ieri per vincitrice, adesso pare difficile una sua rimonta; a me non ha mai convinto troppo: c’è la voce, c’è la grinta, ma di rocker con gli occhioni ce ne sono a dozzine in giro per l’Italia. Farla diventare una pop star (oltretutto pop) mi sembra difficile, però si è meritata di restare. Piccolo spazio dedicato a Tommassini, stroncato dal sottoscritto per due puntate: premesso che anche questa settimana non abbia fatto faville (una città che brucia per bruci la città, un circo per la donna cannone), liberatelo dalle grinfie della Ventura. Possibile che questo povero uomo, l’unico che lavora seriamente per una settimana, debba piegarsi ad ogni capriccio della tizia sopra e sentirsi pure insultato in diretta? Tra l’altro ieri sera la Simona nazionale (?) ha dato il peggio di se, sotto ogni aspetto. Ma X Factor ci piace perchè è così.
Questa puntata è stata segnata pure dall’ospite internazionale Seal (bruciato nei primi cinque minuti di trasmissione, prima della sigla e addirittura con doppia presentazione visto che era dato per disperso) e dall’ingresso di Andrea. La new entry merita un paio di parole in più: innanzitutto si è giocato l’entrata con l’italo-albanese-tedesca Iris, sedicenne con famiglia appresso (e immancabile pianto finale), e i Retroscena (che son sembrati davvero bravi, ma penalizzati dalla raccomandatissima frontwoman, che a simpatia non scherza neppure lei). Insomma, soltanto per esclusione, avrei dovuto tifare per lui. E poi è fantastico: ha “cantato” Amore Caro Amore Bello saltando e muovendosi come un pazzo; sembrava stonato, eppure quando partiva l’inciso della canzone ti accorgevi che stava cantando e lo aveva fatto per tutto il tempo. Se fosse per Morgan, sarebbe finito dritto dritto nei Talenti Incompresi e invece adesso è a giocarsi – seriamente – la vittoria.
Migliore esibizione della settimana: stavolta non è di Enrico Nordio (che pure è stato bravissimo, ma con un pezzo che lo valorizzasse molto), né di Matteo Becucci (straordinario, ma conciato in maniera imbarazzante) né dei Bastard Sons of Dioniso (sebbene la citazione dei Bluvertigo sia valsa tutta la mia approvazione), ma di Noemi. Al di là del redivivo look da figlia dei fiori, la sua Somebody to love è stata una scelta azzeccata su tutta la linea. Giusy Ferreri cominci a tremare.

Facebook, gli italiani e Claudio Amendola (in ordine sparso)

facebook

Ne abbiamo fin sopra i capelli (per non usare altri termini) di Facebook. Non tanto del social network in se, quanto piuttosto dell’esasperazione mediatica di questi ultimi mesi: facebook di qua, facebook di là, gruppi da chiudere e citazioni più o meno pertinenti. Ultimo (purtroppo solo in ordine di tempo) Claudio Amendola:

Io ho imparato da poco a usare l’email: mi basta e avanza. Tutta questa gente che chatta, che va su Facebook. Ma che significa? È demenziale.

Al di là del fatto che se fossi un attore famoso per aver recitato nei Cesaroni o Il ritorno del Monnezza starei ben attento ad usare la parola demenzialità con tanta leggerezza, le dichiarazioni di Amendola sono vagamente opinabili. Se ne parla, è vero, e già si contribuisce a fare pubblicità a quest’uomo (e guardacaso alla trasmissione che sta per condurre), ma ogni tanto è bene pure ribadire la pochezza di certi personaggi pubblici: dopo aver imparato ad usare l’email (grande difficoltà, già), è pronto a sputare sentenze su tutto il resto. Wow. Ma non si ferma qui:

Se volete parlare con qualcuno andate al bar.

Siamo tornati ai tempi di Ruggeri: i vicini di casa son passati di moda, adesso quelli che mancano sono gli amici del bar. Dannazione, spengiamo il computer e andiamo al bar a parlare della Roma, che non è demenziale come internet. O come questa divertentissima storia relativa al figlio:

Lo confesso. Quando aveva due anni e mezzo gli ho fatto sparire tutti i pupazzi e gli ho detto che erano stati i Laziali. Poi glieli ho fatti riavere e gli ho detto che erano stati i Romanisti. Ha funzionato.

Insomma, Claudio Amendola è l’uomo perfetto.

Comme si de rien n’était

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Diciamolo, si era creata grande attesa intorno all’intervista di Carla Bruni (stasera a Che Tempo che fa) perchè si voleva la polemica a tutti i costi. Siamo tutti pronti ad attaccare il nostro Paese, ma alla fine quando qualcuno se ne allontana in maniera brusca, allora scattano le antipatie: insomma, tutti in fondo volevamo dire “ah, quant’è antipatica la Bruni”. E invece no, lei ha cercato il più possibile di essere amabile non essere odiosa, è stata molto politically correct, non ha rinnegato l’Italia, ha citato Obama ma non Berlusconi… insomma non ha dato scandalo e le testate online si sono ridotte a parlare della sua evoluzione politica. Capirai. Insomma, a me questa Carlà sta pure simpatica: è un personaggio, in tutto e per tutto, con la sua aura mistica e l’evoluzione modella-cantante-premiere dame tanto ardita quanto di successo. Cento punti in più per il titolo dell’album (il suo «Comme si de rien n’était» è quanto di più azzeccato) e la bella copertina.

Lupin III vs Detective Conan

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E’ un crossover parecchio azzardato quello annunciato sulla rivista nipponica Shonen Sunday: un film d’animazione con protagonisti Lupin III e Detective Conan. Io la trovo una scelta fantastica, per quanto coraggiosa: due personaggi carismatici, un pilastro del genere ed una delle “nuove” leve più interessanti, per la prima volta assieme (anche se assieme non è il termine più adatto, visto che si prospetta una sfida senza esclusione di colpi!). Ancora non si sa praticamente nulla su questo progetto, ma, sono già aperte le scommesse su chi riuscirà a mettere le mani sul tesoro oggetto della sfida: io, andando controcorrente, tifo per il piccolo detective. 😉

Chiambretti Night

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L’ho beccato assolutamente per caso: la vhs con cui ho registrato Gossip Girl aveva, involontariamente, preso anche Chiambretti Night. Che dire? Son rimasto spiazzato. Ne avevo letto bene, molto bene, invece Chiambretti Night non è davvero niente di speciale: a tratti simpatico, a volte divertente, ma niente per cui strapparsi i capelli. I momenti puramente comici funzionano solo quando sono sottoforma di filmati registrati: le imitazioni (quella di Di Pietro e della Maionchi) sono assolutamente trascurabili. Le interviste, come in tutti i talk show, variano in base all’ospite: nel caso della Cucinotta, era piuttosto noiosa; presumo che, vista a notte fonda come da palinsesto, sia stata proprio soporifero. Insomma, bisognerebbe lavorarci un po’ su, ma le basi ci sono (eccome, visto che sono prese di peso da Markette).

PS: Tra gli ospiti – presumo fissi – figura anche un certo Ubaldo Lanzo, professione cromatologo. 100 punti a chi se lo ricordo a Wild West nei panni di Lorenzo De Medici.

X Factor: seconda puntata

X Factor, capitolo secondo: siam tornati al caro vecchio X Factor, quello che, esaurito il budget della prima puntata, chiama come superospite Cesare Cremonini. A questo proposito, permettete un consiglo per sanare le finanze Rai: licenziate Tommassini, che sarà pure bravissimo e international, ma sta facendo più danni della Ventura. Ha chiamato due ballerini e li ha fatti ballare in metà delle esibizioni, poi, preso dall’originalità, ha fatto fare la stessa esibizione di sette giorni fa a Ambra Marie (evidentemente con la complicità del regista). No, no, non ci siamo. Eliminata della settimana, Elisa Rossi/Viola Selise: non mi ha mai fatto impazzire seppure sia bravissima, ma l’eliminazione era ed è ancora assai opinabile. Azzarderei definirla folle, giacché dall’altra parte c’erano i Farias che – e questa è una delle poche certezza di questa edizione – l’x factor non ce l’hanno: sono sopravvissuti la settimana passata grazie all’effetto De Andrè, fra sette giorni saranno di nuovo in ballottaggio. Detto ciò, quest’anno il programma lo vincerà la Ventura: squadra forte e molte scelte strategiche (vedi quella, tra l’incredulità e i fischi di tutti, di eliminare proprio Elisa).
Migliore esibizione della serata – e qui mi gioco il minimo di credibilità rimasta – i Bastard Sons of Dioniso: la loro Just Can’t Get Enough è il primo e unico colpo azzeccato dalla Maionchi quest’anno. Bravissimo Matteo Becucci (il migliore nel complesso delle due puntate) e Enrico Nordio (tanto di cappello a quest’uomo, esibizione straordinaria per il suo precario stato di salute). E gli altri? Bravi pure loro. Farias e Giacomo a parte, tutti se la sono cavata benone.
PS Il momento più alto della serata? La pubblicità che parte con l’audio dello studio acceso e le allegre chiacchere dei giurati a far da sottofondo alla televendita. Sublime.