L’era glaciale

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Alla fine la Bignardi è approdata davvero su Rai Due: dopo voci e smentite, ieri è andata in onda la prima puntata de L’era glaciale. Poco importa che la trasmissione si ispiri chiaramente alle Invasioni Barbariche (squadra che vince non si cambia, grazie al cielo) e che le differenze dall’illustre predecessore siano marginali: L’era glaciale è un ottimo programma che arriva nel momento giusto sulla rete giusta. Direttore a parte, la seconda rete di Stato sembra infatti aver finalmente imbroccato la strada giusta (e sopratutto aver scelto una strada).
Cominciamo con la sbandieratissima sigla: Gipi ha fatto un ottimo lavoro. C’è ben poco da aggiungere, se non che anche la canzone che le fa da sottofondo (Chemtrails di Beck) è azzeccatissima. Complimenti.
Lo studio è davvero curioso, ricorda un po’ quello delle Invasioni, ma è impreziosito da un enorme tronco che si estende per gran parte dell’area culminando sotto scrivania di fronte alla quale siedono gli ospiti: in bilico perenne tra trovata geniale e pacchianata di cattivo gusto. Sicuramente non passa inosservato.
Difetti? Una Bignardi forse un po’ troppo attaccata alla sua cartelletta, un orario improponibile (per fortuna che c’è il videoregistratore) e il venir meno di quel fascino vagamente radical chic di La 7. Ma su La 7 il 14% di share non poteva che sognarlo.

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