The importance of being Wired

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Non ho ancora parlato di Wired, debuttato lo scorso Febbraio in pompa magna nella sua edizione italiana: se n’è fatto un gran parlare nei mesi passati, specie considerando l’attesa per l’adattamento dall’ormai leggendaria versione statunitense. E, come classico in questi casi, il popolo si è spaccato tra sostenitori e detrattori: a me piace. E pure parecchio. Sarà che non ho mai letto la versione originale e quindi il confronto – per me – non sussiste, però Wired mi fa impazzire, a partire dall’aspetto forse più inutile: quello grafico. Le due copertine fin ora uscite sono entrambe azzeccatissime: la prima – quella con Rita Levi Montalcini – sfoggia un lussuosissimo effetto argentato, mentre la seconda è una vera e propria corteccia in rilievo. Decisamente divertente. Lo stile delle pagine varia invece a seconda dell’articolo: si passa quindi da pagine fitte fitte a grandi foto commentate da due parole, il tutto in perfetto cloud style. I contenuti poi sono (quasi) tutto interessanti o perlomeno curiosi. Si può fare di più, sì, ma Wired Italia è già a buon punto.

PS: Buona Pasqua a tutti, anche se il clima ovviamente non è dei migliore per festeggiare.

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