Post (a ragion veduta) più zuccheroso che mai: Amiche per l’Abruzzo.

amiche

Ne parlo con colpevole ritardo, ma l’evento è stato talmente pubblicizzato che non ha certo bisogno della mia promozione: mi riferisco ovviamente ad Amiche per l’Abruzzo, il grandioso concerto-maratona in favore dell’Abruzzo cominciato nel pomeriggio e che si sta concludendo con i minishow delle artiste più famose, nonchè madrine dell’evento: Laura Pausini in primis, ma anche Gianna Nannini, Elisa, Fiorella Mannoia e Giorgia. E forse è un bene scriverne ad evento già cominciato, con le note che fanno da sottofondo alla stesura del post e che trasmettono tanta energia. Energia capace di sciogliere ogni polemica. E’ (era) facile attaccare la manifestazione: cantanti non sempre di qualità, cantanti semisconosciute, cantanti in cerca della marketta più che della beneficenza, cantanti che hanno tutto da dimostrare (che ci fa Stefania Orlando?). Sintonizzandosi su uno dei 12 network che trasmettono la parte finale del concerto e relative interviste, emerge invece un’energia positiva, cooperativa e – sopratutto – fruttuosa. Non solo dal punto di vista musicale (con i vari duetti, anche arditi ma sempre estremamente interessanti, vedi Giorgia-Nannini), ma pure economico: un milione e mezzo di Euro che andranno interamente agli abruzzesi. C’è da aggiungere altro?

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♫ Velvet – I nuovi emergenti

I nuovi emergenti è il nuovo singolo dei Velvet. Perchè segnararlo? Non soltanto perchè è una bella canzone (e vabbè, tutto il disco – Nella Lista delle Cattive Abitudini – merita attenzione), ma perchè ne è uscito in questi giorni pure il videoclip. Innanzitutto una nota: che bello autoprodursi. Grazie alla loro autonomia, i Velvet hanno potuto far uscire due singoli con altrettanti videoclip, cosa spesso impedita ad artisti che – burattini della major di turno – vendono pure meglio. E poi, sotto una major, un video del genere non l’avrebbero mai potuto fare. Tutto in computer grafica, con uno stile che – devo ammetterlo – non mi fa impazzire (il 3D è una brutta bestia da gestire, richiede parecchie risorse e invecchia male), ma che calza a pennello per il soggetto. La lotta elettorale tra Seno e Coseno, due maiali candidati alla presidenza della nazione, costellata da scandali vari: corruzione, vallette e veline, divorzi, fino alle liti televisive in studi vagamente familiari. Vi ricorda qualcosa? Nah…

L’avVentura di Claudia Mori verso X Factor

moriDetesto doverlo ammettere, ma Simona Ventura era adeguata per X Factor. Non perfetta (anche perché rinnegherei quanto scritto in due anni), ma adatta nel mantenere vivo l’interesse. Me ne rendo conto ora, all’indomani della proclamazione (quasi ufficiale) della sua sostituta, una Claudia Mori classe 1944. Premetto che la notizia non è ancora confermata e, seppure tutti la danno per quasi ovvia (al 90%, dice Marano), un tale ritardo dovrebbe perlomeno far venire qualche dubbio. Vabbè, dicevamo: Claudia Mori ad X Factor. Le possibilità erano due: continuare sulla linea del “personaggio televisivo non professionalmente legato alla musica” (e in quest’ottica la scelta di Ambra sarebbe stata semplicemente perfetta) o puntare su qualcosa di completamente nuovo. Applausi quindi per la produzione che, anziché andare sul sicuro, tenta di battere nuove strade; il vero problema in realtà è proprio la strada intrapresa. La Mori non è la scelta peggiore (si parlava pure di Teocoli e Malgioglio, per dire), però rischia di macchiare – si spera non in maniera indelebile – un marchio forte come X Factor. Innanzitutto il suo ingaggio sembra più legato ad un’ottica aziendale che non musicale: avvicinando lei a Rai Due, si avvicina pure il marito. Ed uno show in prima serata di Celentano varrebbe ben più di un giurato poco azzeccato. Secondo aspetto: la scelta sembra (un pò troppo) legata al fenomeno Maionchi. Rimango dell’idea che la discografica sia stata una piacevole scoperta, ma non certo una rivoluzione o – peggio ancora – l’anima di X Factor: una signora un pò rude che strappa un sorriso quando perde la testa, ma che ha dato veramente poco alle dinamiche del talent. Una “seconda Maionchi” cosa apporterebbe? Niente, se non un’improvvisa impennata del target anziano (e depressione di quello giovane).

Insomma, Claudia Mori potrebbe funzionare solo se:

  • si rivelerà cinica, ovvero diventerà la risposta Rai alla nipote Alessandra Celentano, l’elemento privo di buonismo che manca ad X Factor. Nel caso però, sarebbe stato meglio sostituirla direttamente alla Maionchi.
  • introdurranno davvero quattro giudici. Nel caso, sarebbe un ottimo quarto elemento a fianco di una più quotata Ambra (si, ancora lei) o Selvaggia Lucarelli (possibile che nessuno ci abbia pensato? E’ già stata nel Processo, è brillante e ha pure un trascorso televisivo non indifferente).
  • sorprenderà. Proponendosi come una degna “rivale” di Morgan, scegliando canzoni poco banali ma neanche vecchissime… insomma, facendo il giudice perfetto.

Quando la polemica paga (e se n’è accorto anche Mogol)

Per parlare della vittoria di Povia al Premio Mogol (ehr), ci sono diversi approcci: farne
un’analisi dettagliata e lucida, sparlare di Povia, screditare Mogol. Scartata quest’ultima
ipotesi (se non altro perchè l’ho celebrato a X Factor) (anche se non ricordavo che era lui
l’autore di Essere una donna della Tatangelo), ignorata la seconda, non resta che passare
all’analisi accurata e dettagliata. Parlare di attualità in musica non è facile, lodi a chi lo fa:
dimostra perlomeno di voler fuggire dallo stereotipo “si deve sempre parlare d’amore”. Ovviamente ancora più importante è come lo si fa: sul caso di Luca era gay si sono spese più parole del dovuto; Mogol, premiandolo, l’ha definito un “testo sincero, senza retorica” e ancora “L’autore non giudica e poi la sua libertà va difesa” e io, proprio in virtù di quella libertà da difendere, mi permetto di dissentire. Ma adesso è lo stesso Giuseppe Povia, forse resosi conto che la polemica è diventata sterile (perlomeno discograficamente parlando), a lanciare l’ennesima bomba: al prossimo Sanremo presenterà una canzone su Eluana Englaro.
La frase si commenta da sola: come detto prima, lodi a chi intraprende la strada della canzone impegnata. Ancora più lodi a chi lo fa senza cercare di fare notizia. Una dichiarazione del genere non ha altre chiavi di lettura se non “tremate, che sto tornando”: faccia tutte le canzoni che vuole, ci mancherebbe, ma non è necessario presentarle tutte sul palco dell’Ariston, comunicandolo con otto mesi d’anticipo, nonostante oltretutto la canzone non sia ancora ultimata. E visto che in questo caso non si parlerà di <i>una storia qualunque</i>, stia attento a scegliere liriche un po’ meno banali del solito.

povia

Per parlare della vittoria di Povia al Premio Mogol, ci sono diversi approcci: farne un’analisi dettagliata e lucida, sparlare di Povia, screditare Mogol. Scartata quest’ultima ipotesi (se non altro perchè l’ho celebrato durante X Factor) (anche se non ricordavo che era lui l’autore di Essere una donna della Tatangelo), ignorata la seconda, non resta che passare all’analisi accurata e dettagliata. Parlare di attualità in musica non è facile, lodi a chi lo fa: dimostra perlomeno di voler fuggire dallo stereotipo del “si deve sempre parlare d’amore”. Ovviamente ancora più importante è come lo si fa: sul caso di Luca era gay si sono spese più parole del dovuto; Mogol, premiandolo, l’ha definito un “testo sincero, senza retorica” e ancora “L’autore non giudica e poi la sua libertà va difesa” e io, proprio in virtù di quella libertà da difendere, mi permetto di dissentire. Ma adesso è lo stesso Giuseppe Povia, forse resosi conto che la polemica è diventata sterile (perlomeno discograficamente parlando), a lanciare l’ennesima bomba: al prossimo Sanremo presenterà una canzone su Eluana Englaro. La frase si commenta da sola: come detto prima, lodi a chi intraprende la strada della canzone impegnata. Ancora più lodi a chi lo fa senza cercare di fare notizia. Una dichiarazione del genere non ha altre chiavi di lettura se non “tremate, che sto tornando”:  faccia tutte le canzoni che vuole, ci mancherebbe, ma non è necessario presentarle tutte sul palco dell’Ariston, comunicandolo con otto mesi d’anticipo, considerato che oltretutto la canzone non è ancora stata ultimata. E visto che in questo caso non si parlerà di una storia qualunque, stia attento a scegliere liriche un po’ meno banali del solito.

Magic Italy

magicenglish

Magic Italy è un motto dal retrogusto calcistico, sembra già di vederlo come slogan di un qualsiasi sponsor ufficiale della nazionale Italiana di calcio, come claim – chessò – della Nutella o della raccolta punti della Erg. Invece saranno le parole chiave del rilancio turistico del nostro Paese: qualcuno dovrà spiegarci perché promuovere l’Italia con un nome che di italiano non ha niente, ma probabilmente siamo noi ad essere ancorati a vecchi preconcetti. Vabbè. Poi c’è il logo: presentato dalla Brambilla con la supervisione di Berlusconi, non è molto entusiasmante. Bruttino, insomma. Mira a qualcosa di buono, ma si limita a scopiazzare qua e là senza il benché minimo stile, non è fatto a casaccio, ma è tirato su con fare cheap senza il fascino del low-cost. Ha ragione chi dice che sembra uscito dalle televendite di un tempo (o dalle peggiori di Mediaset): Magic Italy è realizzato con la stessa cura di uno spazio pubblicitario passato a notte fonda su qualche rete locale. Mi chiedo solo perchè non lasciano realizzare questi lavori a giovani designer che – anche a costo zero o perlomeno in cambio della visibilità ottenuta – farebbero molto meglio.

Europee 2009

L’anno scorso, parlando delle elezioni, mi ero limitato a constatare – con non poca preoccupazione – il crescente consenso per una Lega Nord sempre più influente e intollerante. Oggi, dopo 14 mesi di governo (disastroso) e all’indomani di una tornata elettorale in cui tutti – a parole – sono vincitori e vinti, non posso che rinnovare le stesse parole. Stavolta però corredate da due link: quello di Davide e di un video di YouTube, perfette sintesi del nostro sistema politico.