Facciamo pure noi un Media Blackout Day?

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Conoscete Megan Fox, vero? Attrice di serie televisive, diventata celebre anche a Hollywood grazie a Transformers, nonché donna più sexy del pianeta a detta di FHM. Negli ultimi mesi Megan è diventata una vero e proprio fenomeno del web, capace di fare notizia ad ogni nuova dichiarazione… insomma, basta dare un sguardo a Google Trends per comprendere la popolarità raggiunta dalla Fox. Eppure si sa, il troppo stroppia. E proprio sull’onda di questo adagio, è stato indetto per il 4 Agosto il Megan Fox Media Blackout Day, ovvero il giorno in cui è caldamente consigliato non parlare di lei: una sorta di sciopero contro l’attrice, indetto dai principali (?) media americani contro lo strapotere mediatico detenuto dall’eroina di Transformers. Qualcuno potrebbe obiettare che con questa iniziativa non si fa che aumentare il chiacchiericcio attorno alla Fox e… bè, è vero. Ma non sarebbe interessante fare una cosa del genere anche in Italia? Cancellare per un’intera giornata tutte le notizie inerenti ad un personaggio qualsiasi… chi scegliereste? Tra coppie improbabili, nuove promesse discografiche e dj “spericolati” c’è solo l’imbarazzo della scelta…

But face it she’s Madonna

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Madonna (la popstar, si intende) sarà pure criticabile a livello musicale, ma non certo a livello iconografico. Ad esempio, del nuovo album – Celebration, un greatest hits con un paio di inediti – è uscita giorni fa la copertina: riprende una foto di una ventina d’anni fa, rielaborata (magistralmente) in chiave pop da Mr. Brainwash. Dello stesso autore è anche la presunta cover del singolo omonimo (la vedete qua): un po’ meno riuscita dell’altra, ma assolutamente in linea col progetto celebrativo. E poi c’è la canzone vera e propria. Doveva chiamarsi Celebrate, poi si è deciso di intitolarla come l’album: sta girando su YouTube, prima che chi di dovere la rimuova, anche se l’attesa per la release ufficiale non sarà lunghissima (4 Agosto in radio e online). Un pezzo non particolarmente sorprendente, ma che farà il suo dovere in radio e nei dancefloor. Tutto ciò che tocca Louise Veronica Ciccone sembra sempre assolutamente perfetto, ci avevate mai fatto caso?

Il suo nome è Chuck (ma non fa di cognome Norris, né sponsorizza Chupa Chups)

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Estate, Italia 1, serie americana, programmazione notturna più o meno casuale: gli ingredienti son sempre quelli. Una volta è Heroes, l’altra è Ugly Betty, quest’anno è Chuck: chi si lamenta che d’estate in tv non c’è niente probabilmente non ama le serie tv. Che in Estate spuntano come funghi, sono realizzate dannatamente bene, ma continuano ad essere inesorabilmente utilizzate come tappabuchi. Per esempio ieri sera, verso l’una di notte, è finita su Italia 1 la prima stagione di Chuck: appena tredici episodi (ancora gli strascichi dello sciopero degli sceneggiatori), ma decisamente godibili. Per chi non lo sapesse, Chuck è un dipendente del Buy More (parodia del celebre Best Buy), nerd e decisamente imbranato che – per colpa di una mail criptata inviatagli da un vecchio amico – si trova costretto, suo malgrado, a vivere scortato e ad improvvisarsi agente segreto. Una trama semplice, poco realistica, ma perfetta per il suo scopo: dare vita ad una infinita serie di situazioni esilaranti. Merito dei personaggi (qui trovate la lista, da Chuck a Sarah), degli attori (lo stesso Zachary Levi si è mobilitato in prima persona per la campagna Save Chuck) ma sopratutto delle innumerevoli citazioni che strizzano l’occhio in maniera neanche troppo velata al mondo del web. Non sarà proprio – come l’hanno rinominato – la rivincita dei nerd, ma è davvero impossibile non amare la serie. Garantito.

Eppure la gente continua a non ricordarsi che giorno è…

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Se c’è un campo in cui la crisi non pare esistere, bè, è quello dei calendari. E così, mentre sempre più riviste chiudono in rosso, mentre le edicole cominciano a sparire, mentre le testate storiche sono costrette a rinnovarsi (non che sia un male quest’ultima opzione, anzi), Panorama può permettersi di stampare otto milioni di copie del calendario di Cristina del Basso. Che su una popolazione di 29.000.000 maschietti sarebbe il 27%, bambini compresi, mica poco. Non c’è da meravigliarsi quindi se i calendari, subito dietro ai reality, siano diventati una fonte di rilancio per gli (pseudo?) vip. Se poi lo (pseudo?) vip in questione di reality ne ha già provati a bizzeffe, magari con dubbi risultati, la carta “calendario” pare inevitabile; anche se l’età avanza. E’ il caso di – udite udite – Patrizia de Blank che, dalle pagine di Novella 2000, si autocandita per una serie di scatti sexy: “Con un grande fotografo, le luci giuste, qualche accorgimento e, ovviamente, un lauto compenso, accetterei di posare nuda per un calendario. Con il divieto dei soliti ritocchi al computer”. Qualche dubbio dopo averla vista “al naturale” sull’Isola dei Famosi? Macchè, “era la mia controfigura scritturata da chi mi vuole male. Le mie prime inquadrature fatte col grandangolo erano volutamente distorte”. Insomma, Photoshop semmai l’hanno usato per i montaggi dell’Isola dei Famosi. Ovvio.

Questione di tempismo

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In tutte le cose ci vuole il giusto tempismo, talvolta per non turbare gli animi, altre per trarre il massimo profitto. Capitano però volte in cui le due condizioni – non turbare gli animi e trarre profitto – proprio non possono convivere assieme. E’ il caso della notizia di oggi, incentrata – tanto per cambiare – sul compianto Michael Jackson: LifeGem produrrà una serie limitata di diamanti ottenuti a partire dai capelli di Jacko. La ciocca in questione è quella bruciata durante il celeberrimo spot della Pepsi che John Reznikoff acquistò assieme alla giacca – firmata Armani, eh – con qui è stato spento il fuoco. Un’operazione simile era già avvenuta nel 2007 con i diamanti di Beethoven, dove però la (bizzarra?) idea era parsa più un tributo che altro: la volontà invece di produrre i diamanti di Jackson poche settimane dopo la morte dello stesso è semplicemente di cattivo gusto. Perchè si prospettano cifre astronomiche (i diamanti di Beethoven sono stati piazzati a $240,000 al pezzo, sull’onda della Jackson-mania è lecito aspettarsi un prezzo ancora più alto per questi) che andranno soltanto ad alleggerire ulteriormente le tasche dei fan.

♫ Mika – We Are Golden

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Spulciando negli archivi del blog, ho scoperto (ma forse dovrei dire “ho ricordato”) che il primo ascolto di Relax, take it easy mi aveva deluso: all’epoca scrissi addirittura che era sottotono. Inutile dire che mi sono ricreduto nell’arco di pochissimi giorni. Ma perchè tirare fuori questa storia? Perchè Martedì è cominciato a girare su Internet il nuovissimo singolo di Mika, We Are Golden. E, come da tradizione, il primo ascolto è stato traumatico: pezzo poco orecchiabile, già sentito e molto più debole di qualsiasi altra canzone presa da Life in cartoon motion. Una piccola delusione, che ha cominciato ad attenuarsi con gli ascolti successivi, fino a trasformarsi in vero e proprio entusiasmo: adesso non posso fare a meno di canticchiarla un po’ ovunque. Come non adorare quel ritmo così scanzonato e leggero, unito ad un testo senza troppe pretese ma assolutamente riuscito? Per ora è l’unica canzone ad essere riuscita a scalzare Paparazzi dalla vetta dei (miei) tormentoni dell’estate. Non è poco. 😀

Non c’è crisi che tenga, l’Estate 2009 si passa nel Resort.

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Cosa succede quando una tech-demo senza particolari pretesti diventa il videogioco più venduto di sempre? La notizia è passata un po’ in sordina, ma Wii Sports (la raccolta di cinque minigiochi sportivi che ha accompagnato l’uscita europea ed americana del Wii) ha venduto da fine 2006 ad oggi oltre 46 milioni di copie, battendo il record che il primo, storico, Super Mario Bros. deteneva dal 1985. Un risultato ottenuto con metodi forse non propriamente corretti (il gioco è allegato alla console, quindi comprando un Wii sei obbligato a prendere anche WiiSports) (ma non in Giappone, dove è venduto separatamente ed ha quasi raggiunto il traguardo dei 4 milioni), ma che porta ad una conclusione innegabile: 46 milioni di famiglie giocano a Wii Sports. E milioni di amici e parenti lo avranno senz’altro provato. L’idea di un sequel, che potesse bissarne il successo, era quindi nell’aria. Meno lecito era invece aspettarsi un gioco che portasse la stessa carica rivoluzionaria provata quando, impugnando un Telecomando Wii nella mano destra per la prima volta, abbiamo fatto la prima battuta a Tennis o il primo strike a Bowling. Eppure l’effetto sorpresa non manca di caratterizzare pure il nuovissimo Wii Sports Resort. Merito del Wii Motion Plus, la piccola periferica che si attacca sul fondo del Telecomando e che garantisce movimenti precisissimi, molto più di quanto sia mai stato possibile fino ad ora. Veri e propri movimenti 1:1 che rendono alcuni passaggi decisamente più realistici e, al tempo stesso, accessibili; attenzione però, perchè nel caso di Resort  accessibilità non vuol dire superficialità: le varie attività sono molto intuitive perchè si gestiscono come nella realtà, senza nulla togliere al livello di difficoltà. I 12 sport contenuti nel disco sono tutti accomunati dalla stessa natura estiva: il gioco è ambientato infatti in un Resort situato su una piccola isola circondata da un interminabile mare e tutte le attività sono in qualche modo legate alla tematica vacanziera del gioco. Accanto a vecchie conoscenze come il Golf e il Bowling (molto migliorati a livello di precisione, specie il primo) e qualche rielaborazione come il Ping Pong (che sostituisce idealmente il Tennis raccogliendo ancora più consensi) ci sono sport tutti nuovi: a partire dal Chanbara e dal Tiro con l’Arco (due attività molto riuscite) fino alla Canoa o al Ciclismo, passando per i vari non-sport (il Frisbee o le varie attività in quota). Se avete amato il primo Wii Sports adorerete alla follia questo capitolo. Per tutti gli altri, dai semplici curiosi ai detrattori, Wii Sports Resort potrebbe costituire una piacevole sorpresa.