Eli Stone

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Eli Stone, la cui prima serie è finita ieri sera su Italia 1, è un caso anomalo dei serial americani. Perché, al contrario di come spesso succede, è stato un pò boicottato dalla Rete: troppo simile ad Ally McBeal (anzi, una scopiazzatura poco riuscita), programmato addirittura in prima serata quando il ben superiore Chuck è relegato a notte fonda. E ancora: in America l’hanno chiuso per bassi ascolti, ci sono appena due serie, in Italia flop assicurato. Impossibile non aver letto – oggi come alla presentazione dei palinsesti estivi – critiche del genere su blog e forum vari; critiche in gran parte fondate, ma che non rendono giustizia al povero Eli Stone. Effettivamente il telefilm non parte in quarta, ci mette un po’ per carburare e non stupisce più di tanto: Eli Stone è semplicemente una buona serie. Non perfetta, ma divertente, che riesce a far riflettere e che crea una discreta dose di dipendenza: gli ultimi tre episodi poi, quelli che Italia1 ha trasmesso nella minimaratona di ieri sera, sono stati un avvincente susseguersi di emozioni nonché un dignitosissimo finale di stagione. Considerando poi che Eli Stone è stato una delle poche prime visioni di questa torrida estate (e tenendo bene a mente quello che invece la tv estiva propone quotidianamente) non ci si può davvero lamentare. Assolutamente.

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