Disney compra Marvel. E ora?

marvelmeetsdisney

La notizia è di quelle bomba e, statene certi, se ne parlerà a lungo: Disney ha appena acquistato Marvel. E la news, che uno potrebbe pensare interessi solo nerd e pochi più, si è conquistata la prima pagina di Corriere.it, oltre a suscitare un bel po’ di clamore pure su Twitter (in pochi minuti Disney, Acquire MarvelMickey Mouse e Wolverine sono già balzati in vetta ai trending topics). Ma a conti fatti cosa vuol dire il marchio Marvel in mano a Disney? Per ora niente, se non che le tasche della Disney saranno ancora più piene (non appena avrà ammortizzato i – rullo di tamburi – 4 miliardi di dollari spesi) e, cosa ben più importante, che i lungometraggi con protagonisti gli eroi Marvel (Spider Man, X Man, Iron Man, Hulk e i Fantastici Quattro, giusto per citare quelli che hanno sbancato il botteghino) potranno appoggiarsi alla Buena Vista per la distribuzione. Il pericolo però è un altro: il terrore neanche troppo infondato di una svolta disneyana nei fumetti Marvel. Non si tratta tanto di stravolgere le saghe già esistenti (sarebbe folle, visto l’enorme successo degli albi), quanto di realizzare prodotti paralleli di dubbia qualità: crossover del tipo Paperinik incontra Spiderman. Sperando che, nel politically correct di Disney, ci sia ancora spazio per una nuova Civil War.

Perchè la bellezza è un talento (e quindi Miss Italia sarebbe un talent show?)

millycarlucci

Non so perchè parli di Miss Italia, che storicamente è l’evento più noioso (anche se questo è uno dei video più esilaranti di sempre) e inutile (anche se ha lanciato personaggi del calibro della Chiabotto, della Balivo o della Leone) (appunto…) della televisione italiana, oltre che avvilente per l’intero universo femminile. Eppure quest’anno pare esserci l’intenzione di cambiare davvero pagina: la presenza di Milly Carlucci in qualità di conduttrice, direttrice artistica e novella rivoluzionaria dovrebbe parlare da sola. Tanto da uscirsene con propositi davvero nobili:

Non ci sentirete mai chiamare una ragazza con un numero, le miss si chiameranno con il loro nome, non la numero 1 o numero 60. Abbiamo quindi abolito il numero di identificazione perché è una questione di rispetto e di dignità. Le miss sono persone, non numeri e sono ugualmente riconoscibili senza questi.

Qualcuno potrebbe obiettare che se vai a fare un concorso di bellezza, che t’incorona la “Più bella d’Italia” e in cui l’unica cosa da valutare – guarda caso – è la bellezza, non puoi aspettarti poi molto di più. Ma vabbè, ognuna ha una sua personalità, brava Carlucci. Salvo poi che:

E tra le nebbie che avvolgono Salsomaggiore in questi giorni, affiora anche qualche altra notizia sulla scaletta del programma che vedrà le 60 ragazze divise in quattro gruppi da 15 così denominati: romantiche, sportive, vamp e trendy. Questa divisione per categorie servirà per far emergere la personalità, il carattere ed il talento di ciascuna delle aspiranti al titolo di reginetta d’Italia 2009. (TvBlog, 29/08/09)

Cara Milly Carlucci: quale personalità, carattere o talento dovrebbe sottointendere la partecipazione ad una delle quattro suddette categorie? Alla fine era molto più dignitoso un “concorrente numero 60” che un “concorrente vamp”, no?

PS: Ma visto che bisognava proprio svecchiare Miss Italia, i fondi per un nuovo sito web erano già finiti?

Mondi di caratteri (e fiumi di parole)

worldoftext

E’ curioso, l’anno scorso – più o meno di questi tempi – segnalai un sito del genere: si trattava di Lunchtimers e permetteva di giocherellare su una lavagnetta magnetica con il resto del mondo in tempo reale. A distanza di poco più di un anno Downloadblog mi ha fatto conoscere Your World of Text: il concetto è lo stesso, ma la lavàgnatta (per dirla alla Ventura :P) e le scomodissime lettere magnetiche sono state sostitute da una più pratica pagina di testo. A perderne è lo stile, ne converrete, però rimane un’altro passatempo deliziosamente inutile. Senza contare che – easter egg? – è possibile creare il proprio mondo aggiungendo dopo l’indirizzo http://www.yourworldoftext.com/ il nome della vostra pagina personale visibile e personalizzabile da chiunque. L’estate sta finendo, è vero, ma la voglia di inutility non passa mai! 😀

L’identikit del perfetto vincitore del Superenalotto

superenalotto

Se scrivessi il solito post “con tutti i problemi che ci sono al mondo, dedicare servizi su servizi al Superenalotto mi pare assurdo” probabilmente verrei tacciato di banalità. E sebbene, come un po’ tutti gli italiani, avrei volentieri vinto io quel montepremi, non posso che gioire – perlomeno un pochino – che la mania del gioco sia finita, che un giorno si e l’altro pure non si parli più di concorsi milionari, che i tiggì nazionali citino i giornali esteri non solo per dire che “il Bild ha addirittura organizzato un aereo per venire a giocare”. Quello che però non mi aspettavo (o forse si) era la morbosa ricerca del fortunato vincitore. Ero rimasto già interdetto stamattina quando, dando un’occhiata a Corriere.it, avevo letto il nome (e non il cognome) del presunto vincitore: mi sembrava una mossa un po’ incauta, visto che identificarlo in un paese così piccolo come Bagnone non è certo difficile e c’è gente che farebbe follie per incassare una cifra del genere. Immaginatevi la mia reazione quando ho visto le decine di interviste strappate da un po’ tutti i telegiornali. Non solo un nome, ma pure un cognome, un’età, una professione e soprattutto un volto: speriamo solo che nessun ladro (anche improvvisato) presti attenzione ai rumor e non renda l’uomo più fortunato d’Italia anche il più sfortunato. Certo, non c’è la certezza che sia proprio Ugo (e nel frattempo sono spuntati altri quattro papabili), ma le scuse addotte dall’uomo non sono tra le più credibili: “se avessi vinto non me ne starei qui”, “non posso essere io, si dice che il vincitore sia single, io ho un flirt”. E soprattutto, a chi gli chiede della schedina perdente che per sua stessa ammissione avrebbe giocato, risponde: “mah, non so, l’avrò buttata o persa nei festeggiamenti“. Certo, come no.

Guardiamoci (attraverso) le spalle

invisibile

In pieno clima vacanziero, accendo la tv verso l’ora di pranzo e mi propino la consueta mezz’ora di Studio Aperto: emergenza caldo, emergena violenza, emergenza superenalotto (cosa risolta). E poi la notizia curiosa: il professor Ulf Leonhardt ha ricevuto un finanziamento dall’inglese Royal Society per realizzare il mantello dell’invisibilità. Quello che magari non tutti sanno, e qui si sfonda nel SettimanaEnigmistica-style, è l’interesse relativo al progetto invisibilità: io, ad esempio, non lo metterei in cima alla lista delle invenzioni più necessarie. Anche perchè vedo più implicazioni negative (tipo ti svaligio casa senza neanche che tu mi veda) che positive (tipo… bè, il progresso). Eppure se ne parla da anni. Nel 1994 la soluzione sembravano fantasiosi schermi flessibili da indossare e minitelecamere dietro la schiena (un’idea ripresa poi nel 2003), mentre nel 2006 si parlava di un materiale capace di piegare la luce, riprendendo un progetto della fine degli anni Sessanta del russo Victor Veselago. Nel 2007 si era pronosticato l’arrivo del mantello dell’invisibilità entro dieci anni (che nel frattempo sarebbero diventati otto), mentre poche settimane fa la soluzione spagnola pareva essere l’azzeramento del campo magnetico all’interno del modello da far scomparire.
L’unico comune denominatore tra tutti questi progetti? In ogni articolo a riguardo, si cita il mantello dell’invisibilità di Harry Potter. Con buona pace dei Fantastici Quattro, la vera Donna Invisibile sembra essere JK Rowling!   😀

McDonald’s Video Game

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Tranquilli, McDonald’s non si è (ancora) data ai videogiochi. Quel “Video game” del titolo però non è lasciato al caso: è un progetto rigorosamente non ufficiale e pure vecchiotto, ma non per questo meno attuale o interessante, anzi. Lo scopo di questo giochino in flash (perché alla fine di giochino in flash si tratta) è mandare avanti un McDonald tutto nostro: si tratta di investire in terreni – da suddividere poi tra coltivazioni e allevamenti – nutrire e macellare le bestie, gestire il personale del punto vendita ed elaborare le giuste. A metterla così sembrerebbe uno dei tanti gestionali, oltretutto privo di una licenza ufficiale, invece è l’irriverenza a fare la differenza. Perché essenzialmente Mc Donald Game, ancor prima che un passatempo senza pretese, è un’enorme presa per i fondelli alla catena di fast food. I pochi terreni disponibili non sono sufficienti? Basta corrompere il sindaco o demolire un villaggio o distruggere la foresta adiacente per aumentare le proprie proprietà. E se qualche noiosa associazione noprofit cominciasse a protestare facendoci cattiva pubblicità, bè, si tratterebbe di corrompere qualche personalità di spicco per riconquistare l’opinione pubblica. O di optare per una nuova campagna pubblicitaria. Stessa cosa per gestire animali e dipendenti: scarti industriali e mobbing sono la ricetta perfetta per il successo. Divertente, no?

Life on Mars

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Questo post nasceva con l’intento di analizzare – senza troppe pretese, per carità – le prime (e uniche) due stagioni di Life on Mars, la serie anglosassone che ha riscosso un incredibile successo di critica e pubblico in Inghilterra, tanto da fargli valere un remake tutto americano (e una versione italiana dall’agghiacciate titolo 29 Settembre). Ma andiamo con ordine: dopo aver visto l’enigmatico finale, è difficile – se non impossibile – non disquisire sulle molteplici interpretazioni, piuttosto che riprendere le parole con le quali i critici hanno osannato la serie. Eppure un minimo di commento globale devo farlo: Life On Mars è una gran serie. Perché si butta in un genere inflazionatissimo e ne esce a testa alta, perché polizieschi e affini li producono praticamente tutti, ma una qualsiasi fiction italiana (e non solo) vale meno di una singola idea presa a caso da una puntata qualsiasi. Perché aldilà del plot iniziale, i semplici casi di fondo sono ben sopra la media. E infine perché, per rivitalizzare il genere, va a scavare all’origine – nel 1973, appunto – scovando un mondo che sa essere molto più interessante dei tecnologici anni Duemila. Ecco, questi sono i motivi per cui avreste dovuto seguire Life On Mars. O per cui dovreste comparvi i 2 dvd (o magari pregare per una nuova trasmissione, cosa improbabile per Rai Due, un pò meno per Rai 4). Se invece l’avete già vista, non avrete paura degli spoiler qua sotto sul finale e potete proseguire nella lettura. Continua a leggere