Guardiamoci (attraverso) le spalle

invisibile

In pieno clima vacanziero, accendo la tv verso l’ora di pranzo e mi propino la consueta mezz’ora di Studio Aperto: emergenza caldo, emergena violenza, emergenza superenalotto (cosa risolta). E poi la notizia curiosa: il professor Ulf Leonhardt ha ricevuto un finanziamento dall’inglese Royal Society per realizzare il mantello dell’invisibilità. Quello che magari non tutti sanno, e qui si sfonda nel SettimanaEnigmistica-style, è l’interesse relativo al progetto invisibilità: io, ad esempio, non lo metterei in cima alla lista delle invenzioni più necessarie. Anche perchè vedo più implicazioni negative (tipo ti svaligio casa senza neanche che tu mi veda) che positive (tipo… bè, il progresso). Eppure se ne parla da anni. Nel 1994 la soluzione sembravano fantasiosi schermi flessibili da indossare e minitelecamere dietro la schiena (un’idea ripresa poi nel 2003), mentre nel 2006 si parlava di un materiale capace di piegare la luce, riprendendo un progetto della fine degli anni Sessanta del russo Victor Veselago. Nel 2007 si era pronosticato l’arrivo del mantello dell’invisibilità entro dieci anni (che nel frattempo sarebbero diventati otto), mentre poche settimane fa la soluzione spagnola pareva essere l’azzeramento del campo magnetico all’interno del modello da far scomparire.
L’unico comune denominatore tra tutti questi progetti? In ogni articolo a riguardo, si cita il mantello dell’invisibilità di Harry Potter. Con buona pace dei Fantastici Quattro, la vera Donna Invisibile sembra essere JK Rowling!   😀

Annunci