Life on Mars

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Questo post nasceva con l’intento di analizzare – senza troppe pretese, per carità – le prime (e uniche) due stagioni di Life on Mars, la serie anglosassone che ha riscosso un incredibile successo di critica e pubblico in Inghilterra, tanto da fargli valere un remake tutto americano (e una versione italiana dall’agghiacciate titolo 29 Settembre). Ma andiamo con ordine: dopo aver visto l’enigmatico finale, è difficile – se non impossibile – non disquisire sulle molteplici interpretazioni, piuttosto che riprendere le parole con le quali i critici hanno osannato la serie. Eppure un minimo di commento globale devo farlo: Life On Mars è una gran serie. Perché si butta in un genere inflazionatissimo e ne esce a testa alta, perché polizieschi e affini li producono praticamente tutti, ma una qualsiasi fiction italiana (e non solo) vale meno di una singola idea presa a caso da una puntata qualsiasi. Perché aldilà del plot iniziale, i semplici casi di fondo sono ben sopra la media. E infine perché, per rivitalizzare il genere, va a scavare all’origine – nel 1973, appunto – scovando un mondo che sa essere molto più interessante dei tecnologici anni Duemila. Ecco, questi sono i motivi per cui avreste dovuto seguire Life On Mars. O per cui dovreste comparvi i 2 dvd (o magari pregare per una nuova trasmissione, cosa improbabile per Rai Due, un pò meno per Rai 4). Se invece l’avete già vista, non avrete paura degli spoiler qua sotto sul finale e potete proseguire nella lettura. Continua a leggere

Facciamo pure noi un Media Blackout Day?

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Conoscete Megan Fox, vero? Attrice di serie televisive, diventata celebre anche a Hollywood grazie a Transformers, nonché donna più sexy del pianeta a detta di FHM. Negli ultimi mesi Megan è diventata una vero e proprio fenomeno del web, capace di fare notizia ad ogni nuova dichiarazione… insomma, basta dare un sguardo a Google Trends per comprendere la popolarità raggiunta dalla Fox. Eppure si sa, il troppo stroppia. E proprio sull’onda di questo adagio, è stato indetto per il 4 Agosto il Megan Fox Media Blackout Day, ovvero il giorno in cui è caldamente consigliato non parlare di lei: una sorta di sciopero contro l’attrice, indetto dai principali (?) media americani contro lo strapotere mediatico detenuto dall’eroina di Transformers. Qualcuno potrebbe obiettare che con questa iniziativa non si fa che aumentare il chiacchiericcio attorno alla Fox e… bè, è vero. Ma non sarebbe interessante fare una cosa del genere anche in Italia? Cancellare per un’intera giornata tutte le notizie inerenti ad un personaggio qualsiasi… chi scegliereste? Tra coppie improbabili, nuove promesse discografiche e dj “spericolati” c’è solo l’imbarazzo della scelta…

Il suo nome è Chuck (ma non fa di cognome Norris, né sponsorizza Chupa Chups)

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Estate, Italia 1, serie americana, programmazione notturna più o meno casuale: gli ingredienti son sempre quelli. Una volta è Heroes, l’altra è Ugly Betty, quest’anno è Chuck: chi si lamenta che d’estate in tv non c’è niente probabilmente non ama le serie tv. Che in Estate spuntano come funghi, sono realizzate dannatamente bene, ma continuano ad essere inesorabilmente utilizzate come tappabuchi. Per esempio ieri sera, verso l’una di notte, è finita su Italia 1 la prima stagione di Chuck: appena tredici episodi (ancora gli strascichi dello sciopero degli sceneggiatori), ma decisamente godibili. Per chi non lo sapesse, Chuck è un dipendente del Buy More (parodia del celebre Best Buy), nerd e decisamente imbranato che – per colpa di una mail criptata inviatagli da un vecchio amico – si trova costretto, suo malgrado, a vivere scortato e ad improvvisarsi agente segreto. Una trama semplice, poco realistica, ma perfetta per il suo scopo: dare vita ad una infinita serie di situazioni esilaranti. Merito dei personaggi (qui trovate la lista, da Chuck a Sarah), degli attori (lo stesso Zachary Levi si è mobilitato in prima persona per la campagna Save Chuck) ma sopratutto delle innumerevoli citazioni che strizzano l’occhio in maniera neanche troppo velata al mondo del web. Non sarà proprio – come l’hanno rinominato – la rivincita dei nerd, ma è davvero impossibile non amare la serie. Garantito.

Eli Stone

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Eli Stone, la cui prima serie è finita ieri sera su Italia 1, è un caso anomalo dei serial americani. Perché, al contrario di come spesso succede, è stato un pò boicottato dalla Rete: troppo simile ad Ally McBeal (anzi, una scopiazzatura poco riuscita), programmato addirittura in prima serata quando il ben superiore Chuck è relegato a notte fonda. E ancora: in America l’hanno chiuso per bassi ascolti, ci sono appena due serie, in Italia flop assicurato. Impossibile non aver letto – oggi come alla presentazione dei palinsesti estivi – critiche del genere su blog e forum vari; critiche in gran parte fondate, ma che non rendono giustizia al povero Eli Stone. Effettivamente il telefilm non parte in quarta, ci mette un po’ per carburare e non stupisce più di tanto: Eli Stone è semplicemente una buona serie. Non perfetta, ma divertente, che riesce a far riflettere e che crea una discreta dose di dipendenza: gli ultimi tre episodi poi, quelli che Italia1 ha trasmesso nella minimaratona di ieri sera, sono stati un avvincente susseguersi di emozioni nonché un dignitosissimo finale di stagione. Considerando poi che Eli Stone è stato una delle poche prime visioni di questa torrida estate (e tenendo bene a mente quello che invece la tv estiva propone quotidianamente) non ci si può davvero lamentare. Assolutamente.

Wall•E (dagli umani che hanno creato Alla ricerca di Nemo e Ratatouille)

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Mentre il mondo impazzisce per Up, io mi sono visto per la prima volta Wall•E. In mostruoso ritardo (il film è uscito nei cinema ad Ottobre, in home video a Febbraio), ma l’ho visto. Che dire? Wall•E è un film che spiazza, sorprende lo spettatore; qualunque sia l’aspettativa dello spettatore… bè, verrà disattesa. Non è un film per bambini, assolutamente. Però non è neanche un film per un pubblico maturo: è semplicemente dedicato a tutti, senza essere troppo child-oriented (niente scenette da quattro soldi, ecco) o pesante. Non è pesante neanche nei 45 minuti iniziali – quelli completamente muti, in cui Wall•E è da solo o in compagnia dell’altrettanto “taciturna” EVE – tantomeno quando l’azione comincia a prendere piede, sebbene anche qua le parole si contino sulle dita di una mano. In effetti Pixar ha fatto un ottimo lavoro riuscendo a realizzare – con ottimi risultati – un film praticamente muto nel ventunesimo secolo, ma questa è solo una delle tante imprese impossibili brillantemente riuscite. Un’altra, ad esempio, è l’espressività dei protagonisti: seppur con un character design poco accattivante (paradossalmente Wall•E ed EVE sono fin troppo realistici), le animazioni hanno saputo fare il miracolo di rendere viva ogni macchina. Dal buono ed ingenuo Wall•E alla EVE tutto pepe, ogni personaggio è caratterizzato alla grande. La storia in sè è invece la più classica delle storie d’amore: senza fare spoiler, posso dire che si evolve nel più classico dei modi – con tanto di scontato lieto fine. Lo stesso lieto fine (vagamente incoerente) che coinvolge la popolazione umana e la Terra: la critica all’inquinamento e, soprattutto, all’obesità perde in questo modo un po’ di efficacia.
Wall•E rimane comunque un capolavoro dell’animazione, capace di competere con i lungometraggi “tradizionali” e – soprattutto – sorprendere. Sempre e comunque.

PS: Menzione a parte per gli splendidi titoli di coda. Belli e geniali.

Che la par condicio abbia graziato i cinema?

(ANSA) – ROMA, 17 MAG – Nella versione italiana del film Notte al museo 2: la fuga, si parla a sorpresa anche di Silvio Berlusconi. Lo rivela Tv Sorrisi e canzoni. Nel film, nelle sale da venerdi’, a un certo punto Napoleone rivela che Berlusconi discenderebbe proprio da lui, a causa di un’antica relazione amorosa sull’Isola d’Elba che gli ha permesso di lasciare in Italia tanti discendenti. Le battute su Berlusconi si devono a Filippo Ascione, sceneggiatore chiamato a riscrivere i dialoghi. 

Il primo era divertente, ma niente di più: l’attesa per il sequel era infatti più o meno nulla, fino ad oggi. Perlomeno questa battuta è carina.