Introducing The Clever Hamster

Parlare in Italia di acqua e pubblicità vuole essenzialmente dire particelle di sodio, uccellini e Miss Italia in cerca di rilancio. Nulla di particolarmente avvincente, insomma. In Inghilterra invece sta passando in queste settimane uno spot decisamente divertente, quello che potete vederlo in fondo a questo post: una serie di criceti che improvvisano un concerto dentro la loro gabbietta. Stay drenched, dicono loro. Lo spot fa parte di una pubblicità virale appunto – per Drench – che ruota attorno al canale YouTube allestito per l’occasione: là, oltre all’extended version dello spot, ci sono una ventina di video altrettanto divertenti, a partire dai provini che i criceti avrebbero dovuto sostenere per prendere parte alla pubblicità.

Sanremo 2010, il cast ufficiale: dall’Ariston a Via Mecenate, passando per la Savoia.

Il cast ufficiale doveva arrivare oggi ed infatti è arrivato: abbiamo i nomi dei sedici cantanti che si sfideranno sul palco dell’Ariston. E le polemiche possono cominciare.

  • Non bastava Marco Mengoni a rappresentare X Factor: sul palco dell’Ariston saliranno anche Noemi (Per tutta la vita) e – udite udite – Morgan (La sera). Per la rossa rivelazione della seconda edizione si tratta ovviamente del debutto assoluto sull’Ariston, mentre per il Castoldi è già la terza volta (partecipò con i Bluvertigo sia tra i Giovani che tra i Big). Fuori quindi Matteo Becucci, ma soprattutto dentro un numero esorbitante di reduci dal talent: considerato che il pubblico dei tre è più o meno simile, il rischio è di dividere i televoti. E non veder trionfare nessuno dei tre, che sarebbe una vera ingiustizia. Dentro pure Valerio Scanu (Un attimo con te), unico Amico di Maria in gara tra i Big (?).
  • Torna a far (s)parlare di sè Povia: La verità (Eluana) è la canzone su Eluana Englaro che già aveva minacciato in tempi non sospetti. Innescherà di nuovo la polemica o stavolta il tutto si sgonfierà tanto velocemente quanto ci mise Luca era gay ad uscire dalle classifiche?
  • Il vero pericolo di Povia è però essere offuscato dal trio più improbabile della storia: Pupo, Emanuele Filiberto (!) e Luca Canonici. Di Italia amore mio (inno monarchico in arrivo?) bisognerebbe intanto capire chi sono i cantanti: perchè a parte Canonici – che è un illustre sconosciuto – gli altri sono veramente imbarazzanti.
  • Il tanto sbandierato dialetto sarà portato alto soltanto da una canzone, vale a dire Jammo j… di Nino D’Angelo. No, ma ce n’era veramente bisogno?
  • Chiudono il cast una serie di ex-promesse sanremesi che cercano di prendere il volo (o ripetere il vecchio successo) – Arisa (Ma l’amore no), Malika Ayane (Ricomincio da qui), Simone Cristicchi (Meno male), Fabrizio Moro (Non è una canzone), Sonhora (Baby) – e quelli che già ci siamo scordati la canzone Toto Cutugno (Aereoplani), Irene Grandi (La cometa di Halley), Nomadi feat. Irene (Il mondo piange) ed Enrico Ruggeri (La notte delle fate, che si speri non diventi il titolo dell’ennesimo programma televisivo).

Insomma, ci siamo risparmiati per una volta Gigi D’Alessio in una delle sue molteplici forme, ma non per questo il livello qualitativo subirà un’impennata verso l’alto: con Povia e Pupo ci sarà da ridere. E, visto che Morgan Marco e Noemi saranno uno contro l’altro, fate la vostra scelta.

Euro 2.0(12)

Dopo aver visto il logo di Londra 2012 ero pronto a tutto: in effetti tutto si puo’ dire tranne che i grandi eventi sportivi (Olimpiadi, ma anche Mondiali ed Europei di calcio) abbiano dei loghi capaci di attirare consensi unaninimi. L’inversione di tendenza, a dire la verità, era cominciata con il simbolo scelto per le Olimpiadi invernali del 2014: molto semplice, con un font forse troppo scontato, ma piuttosto moderno – e addirittura con l’indirizzo web, vera e propria rivoluzione. La novità di questi giorni è invece il logo di UEFA Euro 2012 (è quello che vedete in cima al post): riprendendo gli wycinanki tipici della tradizione nord europea, sono riusciti ad elaborare un logo semplice, pulito e piuttosto due punto zero, senza per questo rinunciare alla tradizione (i due fiori stanno infatti a rappresentare Polonia ed Ucraina, le nazioni ospitanti). Il tutto corredato da un video veramente carino che ripercorre le fasi della sua creazione.

[via DesignerBlog]

Italia’s Got Talent. But Mediaset doesn’t have got talent.

C’era grande attesa per la puntata zero di Italia’s Got Talent, andata in onda ieri sera su Canale 5: un format internazionale salito alla ribalta in tutto il mondo grazie al fenomeno Susan Boyle e un parterre di giudici (Scotti, De Filippi e Zerbi) di grandissimo richiamo. Peccato che sia stato un mezzo disastro. Avete presente X Factor? Avete presente i casting – che poi sono la parte più noiosa del programma – che vanno in onda giusto per una decina di minuti nel daytime? Bene, allungate il tutto di tre ore (3!) e aggiungeteci  tre giudici che non hanno un briciolo del carisma di una Claudia Mori qualsiasi. Sì, Italia’s Got Talent è la brutta copia del peggior X Factor. Non è il caso di disquisire se la colpa è dell’adattamento italiano o della scarsa fantasia di Simon Cowell, il fatto è che – al di là di alcune recensioni troppo buoniste – il pilot non è stato particolarmente convincente. Prendete pure Simone Annicchiarico: doveva essere la grande novità di questa programma, un presentatore esordiente al comando della prima serata di Canale 5. Risultato? E’ stato sempre dietro le quinte, commentando con due parole ogni esibizione e senza il benché minimo contatto con i giurati: una roba che in confronto Facchinetti è già in partenza per Sanremo. E poi ci sono loro, i giudici. Maria De Filippi è stato l’elemento migliore, piuttosto misurata ma non per questo meno interessante (rispondendo “Natale!” alla domanda “Quando è nato Berlusconi?” ha guadagnato poi mille punti di stima), Rudy Zerbi piuttosto fastidioso nel ruolo del discografico cattivo cattivo (anche se forse “strafottente” sarebbe la parola giusta), Gerry Scotti inconsistente se solo non avesse 1) preteso di gestire gli altri giudici, dando i tempi (sbagliati?) e tentando continuamente di prendere le redini del programma 2) pianto di fronte all’esibizione di Carmen. Già, perchè alla fine c’è stata pure lei, Carmen Masola. Ovvero il motivo per cui NON vedere Italia’s Got Talent. Intendiamoci, lei è bravissima e merita un grande successo, ma dal punto di vista televisivo è stato il punto veramente più basso della puntata. Potevamo farci mancare la Susan Boyle italiana? Figuriamoci! Introdotta da una clip strappalacrime con Eleanor Rigby in sottofondo (la stessa canzone che Chiara Ranieri cantò ad X Factor, un caso?), sale sul palco e sfodera una voce da… Susan Boyle. Tutti i giudici esterrefatti, Rudy Zerbi con la solita frase di circostanza e Gerry Scotti in lacrime (come fece, sempre casualmente, Morgan a suo tempo). Insomma, una specie di crossover fra l’ormai celeberrima star di Britain’s Got Talent e quella del nostro X Factor. E questo sarebbe “sperimentare un nuovo programma […] idee nuove, format nuovi”.

In Paradiso non si beve caffé. O almeno credo.

Lavazza contro Nespresso. Che poi sarebbe come dire Paolo Bonolis contro George Clooney. O Laurenti contro Clooney, che suona ancora meglio. Insomma, la Nespresso ha deciso di ambietare i loro spot – destinati al mercato internazionale – in Paradiso ed i colleghi della Lavazza se la sono presa perchè:

È tutto uguale, l’ambientazione è identica così come l’idea del caffè da Paradiso.

A parte che il Paradiso non è ancora stato ceduto in esclusiva dal Vaticano a nessuna produttrice di caffè, a parte il fatto che “un elemento in comune = plagio” mi sembra una gran cavolata, a parte che gli spot ci sono da oltre un mese e la polemica è nata solo in questi giorni, la pubblicità della Nespresso è veramente carina. Viceversa quella della Lavazza è il peggior esempio di pubblicità all’italiana: banale, ripetitiva e vagamente bagaglinesca. Non potrebbero ritirare dalla televisione Bonolis e compagni e lasciare Clooney? No, così per sapere… Continua a leggere

I grandi classici del web

Qualche tempo fa scrissi un post su Olly Moss, l’illustratore che aveva riletto le cover di alcuni videogiochi come fossero copertine di bestseller letterari. E non è escluso che Stéphane Massa-Bidal si sia liberamente ispirata proprio a quei lavori per realizzare il suo Web Services Covers Therapy: una serie di poster in cui i principali social network (da Facebook a YouTube, da Twitter a Last.fm) sono reinterpretati come fossero grandi classici della letteratura. Potete vederli tutti su Flickr ed eventualmente acquistarli nei diversi formati.

[via Super Punch e DesignerBlog]