Boom Boom Pow

ipodtouch

Cosa fareste se il vostro iPod cominciasse a fumare, surriscaldandosi fino a scoppiare e fare un salto di tre metri? Io probabilmente morirei di paura. E poi, nel remoto caso sopravviva, mi lamenterei formalmente con la Apple. La stessa cosa è successa a Ken Stanborough, 47 anni, che però ha ricevuto una risposta decisamente inaspettata: il rimborso totale dell’apparecchio in cambio del silenzio dell’uomo. Lui ovviamente ha rifiutato ed ha raccontato tutto al Times, prendendosi perlomeno una piccola rivincita (con la conseguente pubblicità negativa per la Apple). Ora, sul fatto che sia moralmente inaccettabile che un’azienda voglia insabbiare una storia del genere, siamo tutti d’accordo. Quello che invece mi sorprende ancor di più è il prezzo del silenzio, ovvero il solo valore dell’oggetto. Lui ha perso l’iPod, rischiava di avere conseguenze serissime (e con lui la figlia undicenne) e avrebbe dovuto firmare un accordo dalle mille clausole; la Apple in cambio avrebbe dovuto dargli appena £162. Un trattamento di favore, avranno pensato a Cupertino, perchè le esplosioni non sono contemplate dalla garanzia. Ah bè…

Da dove nasce la necessità di fare sempre nuovi iPod (per di più Shuffle)?

Gli iPod Shuffle sono proprio particolari: se già gli iPod non sono dei comuni lettori mp3, lo Shuffle è proprio di una categoria a parte. Con quell’aria un po’ cheap, quel design sempre controcorrente e accompagnato da idee semplicemente folli. Dopo aver proposto il lettore senza schermo, Apple è passata a quello senza pulsanti: si controlla con le cuffie, per i comandi via onde cerebrali dovremo attendere la quarta generazione. E poi, per consacrarlo ad oggetto di tendenza, il colpo di genio: farlo il più anonimo possibile. Poco importa della modalità Voice Over, il nuovo Shuffle funzionerà proprio in virtù della sua essenzialità; tanto che, già dopo poche ore dall’annuncio, la creatività altrui aveva degnamente sopperito alla scelta low profile di Steve Jobs.

La mela morsicata

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E’ di ieri la notizia dei nuovi prezzi dell’iTunes Store: i brani online, dai canonici 0,99€, uscilleranno tra i 69 centesimi e 1,29€. Motivo di questa rimodulazione è l’assenza degli DRM, i “lucchetti” anti-copia che impedivano il trasferimento del brano in molti computer (massimo 5 dispositivi per iTunes): più libertà, migliore qualità audio e – manco a dirlo – prezzi più alti. Un gran passo falso per la Apple. La questione DRM in realtà era irrisoria: bastava masterizzare un brano su CD (anche riscrivibile) ed importarlo nuovamente su PC per togliere in tutta legalità ogni limitazione. Piuttosto ci voleva uno stratagemma per aumentare gli introiti, sia in vista della crisi economica (e vabbè, ormai dovremmo farci l’abitudine) che della crisi discografica. Quest’aumento mi riporta alla mente il fenomeno delle edizioni deluxe scoppiato in questo periodo: avete fatto caso a quanti dischi vengono ripubblicati ultimamente con qualche bonus track e a prezzo non vantaggiosissimo? E’ ormai diventata la gallina d’oro dei discografici: speculare su chi compra i dischi originali ed è disposto a spendere anche il doppio per avere tutta la discografia di un interprete. E la Apple sembra aver fatta sua questa filosofia: facciamo pagare un bel 30% in più a chi scarica legalmente. Finalmente qualcuno coprirà i costi di chi scarica illegalmente.

Best Global Brands 2008

Ormai dovreste saperlo, ho un debole per le classifiche e, quando ne trovo una interessante, non posso far altro che pubblicarla: la Best Global Brands non fa eccezione. Come ogni anno la Interbrand ha stilato la classifica dei 100 marchi più affermati a livello mondiale, confrontandole direttamente con i risultati dell’anno passato: un mezzo utile, sebbene un po’ impreciso, per analizzare i movimenti dell’opinione pubblica indipendentemente dai guadagni di un’azienda. A dominare è Coca Cola, che si conferma anche quest’anno il brand più influente, con addirittura un aumento del 2%, seguita da IBM e Microsoft. Le posizioni più interessanti però si trovano più in basso: Google balza in Top Ten con un +43%, Apple è 24ª con un incremento del 24% e Nintendo 40ª col +13%. Il primo brand italiano è Gucci (45ª), seguito in fondo alla classifica da Prada (91ª), Ferrari (93ª) e Giorgio Armani (94°). In calo quasi esclusivamente i servizi finanziare (con il picco negativo del -21% di Merril Lync). Il futuro, prevedibilmente, è nella tecnologia.

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Rockeggiamo con Steve Jobs

    

Allora, vediamo, la conferenza Let’s Rock di Apple ha appena rivelato al mondo intero: 

  1. La Genius Playlist, una scopiazzatura di Last.Fm a pagamento un algoritmo sviluppato da Apple in grado di consigliare l’utente nell’acquisto di brani simili e/o che potrebbero piacergli.
  2. Il nuovissimo iPod Nano che riprende la forma allungata di un paio di modelli fa e aggiunge l’indispensabile accelerometro: basterà girare l’iPod per ruotare lo schermo. Indispensabile, appunto.
  3. La vera forma dell’iPod Touch: se l’anno scorso era stato messo sul mercato con Ctrl+C e Ctrl+V dall’iPhone, stavolta la Apple fa sul serio e sfoggia un aspetto più performante, ovvero il retro in metallo (che a Natale verrà copiato dal nuovo iPhone, scommettiamo?).
  4. Il rinnovato supporto al Nike + iPod: con solo un paio di scarpe apposite (che non ho idea di quanto possano costare, ma i prezzi della Nike non sono proprio accessibili), il vostro nuovo iPod (da €139 a €379) e lo Sport Kit (€29) potrete monitorare i vostri sforzi fisici.
  5. Il modello a 120 Gb dell’iPod Classic: ma questo non se l’è filato nessuno. Stessa sorta per l’iPod Shuffle.

Che dire? Steve Jobs ha trovato la sua gallina d’oro. Vedremo fino a quando resisterà il brand.

Think Different

Da stamattina è disponibile l’iPhone 3G pure in Italia. E anche in Italia ci sono state le code davanti ai pochi, selezionatissimi, rivenditori: il telefonino di casa Apple, come già l’iPod, è diventato oggetto di culto. Corriere.it cita le parole del primo acquirente italiano:

Scelgo l’iPhone perché è Apple. Ed Apple è uno stile di vita. Ma non è solo una questione estetica, l’iPhone è anche uno dei cellulari più avanzati che c’è al momento

In realtà questa leggenda dovrebbe finire: l’iPhone non è all’avanguardia. Assolutamente. L’unico aspetto veramente rivoluzionario – lo schermo multitouch – è ormai adottato da gran parte degli ultimi cellulari; per il resto siamo di fronte ad un apparecchio obsoleto e, soprattutto, costosissimo. Proporre nel 2008 un telefonino con una fotocamera di 2 Megapixel, autonomia secondo la Apple stessa di 5 ore, assurde limitazioni (batteria non removibile, stretto legame con gli operatori, Bluetooth supportato solo parzialmente) e l’impossibilità di fare videochiamate e spedire MMS, il tutto a oltre 500 Euro, è folle. Altrettanto folle è indicare l’iPhone come rivoluzionario perchè apre le porte al mobile internet: è da mesi che vado su internet con il mio fido N73, diventato ormai un modello di fascia media, a tariffe decisamente più vantaggiose. E senza farmi ore di fila davanti ai negozi.