Life on Mars

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Questo post nasceva con l’intento di analizzare – senza troppe pretese, per carità – le prime (e uniche) due stagioni di Life on Mars, la serie anglosassone che ha riscosso un incredibile successo di critica e pubblico in Inghilterra, tanto da fargli valere un remake tutto americano (e una versione italiana dall’agghiacciate titolo 29 Settembre). Ma andiamo con ordine: dopo aver visto l’enigmatico finale, è difficile – se non impossibile – non disquisire sulle molteplici interpretazioni, piuttosto che riprendere le parole con le quali i critici hanno osannato la serie. Eppure un minimo di commento globale devo farlo: Life On Mars è una gran serie. Perché si butta in un genere inflazionatissimo e ne esce a testa alta, perché polizieschi e affini li producono praticamente tutti, ma una qualsiasi fiction italiana (e non solo) vale meno di una singola idea presa a caso da una puntata qualsiasi. Perché aldilà del plot iniziale, i semplici casi di fondo sono ben sopra la media. E infine perché, per rivitalizzare il genere, va a scavare all’origine – nel 1973, appunto – scovando un mondo che sa essere molto più interessante dei tecnologici anni Duemila. Ecco, questi sono i motivi per cui avreste dovuto seguire Life On Mars. O per cui dovreste comparvi i 2 dvd (o magari pregare per una nuova trasmissione, cosa improbabile per Rai Due, un pò meno per Rai 4). Se invece l’avete già vista, non avrete paura degli spoiler qua sotto sul finale e potete proseguire nella lettura. Continua a leggere

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