BuddyPoke: scopiazzare MySims*, ma con stile.

training

La mia Facebook mania è durata poco. O forse non è neanche mai cominciata. Il social network è utile per gestire al meglio le amicizie e le conoscenze e, sebbene la chat sia oscena, la comodità di avere tutti i contatti assieme, senza bisogno di cercare dietro assurdi e fantasiosi nickname, è innegabile. Le applicazioni – alcune veramente carine, ma mai particolarmente utili – fanno il resto: Facebook è il luogo ideale dove passare qualche minuto in completa spensieratezza, ma non certo intere giornate. Le mie ultime sessioni sono quindi state all’insegna soltanto di Restaurant City a cui, ultimamente, si è aggiunto BuddyPoke. Ricordate quando nel post su Restaurant City citavo – come punto di forza – la possibilità di creare un avatar in 3d? Bene, elevate quella possibilità all’ennesima potenza e otterrete BuddyPoke. Come una sorta di social network nel social network, l’applicazione permette di creare non soltanto uno stilosissimo alterego, ma pure di farlo interagire con quelli dei nostri amici mediante una cospicua lista di animazioni. Anche in questo caso l’utilità è uguale a zero, però è possibile esportare tutte le animazioni in gif ed usarle un po’ ovunque, come in cima a questo post. Considerando che BuddyPoke è disponibile per la maggior parte dei social network (andando sul sito ufficiale, c’è la lista di tutti i siti supportati, da MySpace a Badoo), non ci sono proprio scuse per non creare la propria controparte digitale!

* E che centra MySims? direte voi. Date un’occhiata a queste immagini e ditemi se i personaggi di BuddyPoke non sono misteriosamente simili a quelli di MySims… Semplice ispirazione?

Restaurant City, pochi semplici trucchi per il successo

restaurant

Chi bazzica un po’ su Facebook conoscerà senz’altro Playfish, la software house che sta dietro alle applicazioni più celebri del social network: Who has the biggest brain (impietosamente abbandonato dopo la prima fallimentare partita), Pet Society (delizioso ma terribilmente monotono) e Restaurant City. Proprio quest’ultima applicazione è una delle più recenti e, come suggerisce il nome, è un semplice simulatore di ristorante. E rischia di diventare quella a più alto rischio dipendenza.
Le chiavi del successo di Restaurant City, perlomeno per quanto mi riguarda, sono poche ma efficaci. La prima è la possibilità di realizzare un avatar decisamente carino: non sarà una feature indispensabile, però con pochissimi passaggi è possibile creare un omino (o una donnina, ovviamente) somigliante, grazioso e tutto in 3d da sfoggiare nel profilo. Come insegna poi Pet Society, è possibile pure rifargli tutto il guardaroba spendendo le stesse monete virtuali guadagnate grazie al ristorante. Altro elemento di forza è la possibilità di reclutare gli amici: tutto il personale deve essere scelto tra i contatti del giocatore; a loro non cambia niente – non sono obbligati a giocare, insomma – ma noi possiamo vedere sgobbare giorno e sera gli amici (e magari far fare la fame a chi tanto amico non è). Infine, elemento essenziale, la facilità di gioco: non si deve fare praticamente niente. In Restaurant City si comporta come una sorta di acquario: ci sono i clienti che vanno e vengono, i cuochi che si danno da fare, i camerieri che corronno su e giù per il (microscopico) locale… e basta. Eppure è impossibile togliere lo sguardo da quel micromondo in continuo fermento. E dove si serve zuppa alle quattro del pomeriggio.

Lo strano caso di Twitter

twitter

Twitter è stato creato nel marzo 2006 da una società di San Francisco, l’Obvious Corporation. #

Mi piaceva aprire così il post, sottolineando quella data in grassetto. Marzo 2006, sono tre anni esatti eppure il servizio di microblogging più famoso al mondo sta vivendo il suo boom proprio adesso, nel pieno del 2009. E la cosa più curiosa è che il boom è stato inaspettato, controcorrente. Erano le prime settimane dell’anno e pareva che Facebook, fresco di introduzione dello status online pubblico, ne fosse il successore naturale. Facebook ucciderà Twitter, così titolavano parecchi blog. Poi la notizia inaspettata: Twitter è cresciuto del 900% in un anno. E, in barba ad ogni previsione precedente, è stata Twitter mania. Demi Moore salva una suicida grazie a Twitter, Lindsay Lohan si lascia tramite Twitter, Ashton Kutcher è Twitter-dipendente. Non si parla di altro, addirittura il Corriere – lunedì passato – ha messo in home il logo azzurro per sottolineare come quella ancora in corso sia la prima catastrofe naturale 2.0. Un intervento magari fuori luogo, ma innegabilmente veritiero.
E proprio a questo riguardo, una settimana fa, il Guardian ha preparato un azzeccato pesce d’Aprile:

Edizione straordinaria: Il Guardian diventerà il primo quotidiano al mondo pubblicato esclusivamente su Twitter. #

Era volutamente esasperato, ovvio, ma non così folle come può sembrare ad una prima occhiata. I 140 caratteri di Twitter non sono poi molti meno di quelle delle più svariate agenzie, ma in compenso la velocità e la facilità di diffusione sono aspetti probabilmente irreplicabili al di fuori del network. Tanto che Google starebbe seriamente pensando all’acquisto. Che il futuro sia in qualche modo legato a Twitter?

Facebook, gli italiani e Claudio Amendola (in ordine sparso)

facebook

Ne abbiamo fin sopra i capelli (per non usare altri termini) di Facebook. Non tanto del social network in se, quanto piuttosto dell’esasperazione mediatica di questi ultimi mesi: facebook di qua, facebook di là, gruppi da chiudere e citazioni più o meno pertinenti. Ultimo (purtroppo solo in ordine di tempo) Claudio Amendola:

Io ho imparato da poco a usare l’email: mi basta e avanza. Tutta questa gente che chatta, che va su Facebook. Ma che significa? È demenziale.

Al di là del fatto che se fossi un attore famoso per aver recitato nei Cesaroni o Il ritorno del Monnezza starei ben attento ad usare la parola demenzialità con tanta leggerezza, le dichiarazioni di Amendola sono vagamente opinabili. Se ne parla, è vero, e già si contribuisce a fare pubblicità a quest’uomo (e guardacaso alla trasmissione che sta per condurre), ma ogni tanto è bene pure ribadire la pochezza di certi personaggi pubblici: dopo aver imparato ad usare l’email (grande difficoltà, già), è pronto a sputare sentenze su tutto il resto. Wow. Ma non si ferma qui:

Se volete parlare con qualcuno andate al bar.

Siamo tornati ai tempi di Ruggeri: i vicini di casa son passati di moda, adesso quelli che mancano sono gli amici del bar. Dannazione, spengiamo il computer e andiamo al bar a parlare della Roma, che non è demenziale come internet. O come questa divertentissima storia relativa al figlio:

Lo confesso. Quando aveva due anni e mezzo gli ho fatto sparire tutti i pupazzi e gli ho detto che erano stati i Laziali. Poi glieli ho fatti riavere e gli ho detto che erano stati i Romanisti. Ha funzionato.

Insomma, Claudio Amendola è l’uomo perfetto.