Quando la polemica paga (e se n’è accorto anche Mogol)

Per parlare della vittoria di Povia al Premio Mogol (ehr), ci sono diversi approcci: farne
un’analisi dettagliata e lucida, sparlare di Povia, screditare Mogol. Scartata quest’ultima
ipotesi (se non altro perchè l’ho celebrato a X Factor) (anche se non ricordavo che era lui
l’autore di Essere una donna della Tatangelo), ignorata la seconda, non resta che passare
all’analisi accurata e dettagliata. Parlare di attualità in musica non è facile, lodi a chi lo fa:
dimostra perlomeno di voler fuggire dallo stereotipo “si deve sempre parlare d’amore”. Ovviamente ancora più importante è come lo si fa: sul caso di Luca era gay si sono spese più parole del dovuto; Mogol, premiandolo, l’ha definito un “testo sincero, senza retorica” e ancora “L’autore non giudica e poi la sua libertà va difesa” e io, proprio in virtù di quella libertà da difendere, mi permetto di dissentire. Ma adesso è lo stesso Giuseppe Povia, forse resosi conto che la polemica è diventata sterile (perlomeno discograficamente parlando), a lanciare l’ennesima bomba: al prossimo Sanremo presenterà una canzone su Eluana Englaro.
La frase si commenta da sola: come detto prima, lodi a chi intraprende la strada della canzone impegnata. Ancora più lodi a chi lo fa senza cercare di fare notizia. Una dichiarazione del genere non ha altre chiavi di lettura se non “tremate, che sto tornando”: faccia tutte le canzoni che vuole, ci mancherebbe, ma non è necessario presentarle tutte sul palco dell’Ariston, comunicandolo con otto mesi d’anticipo, nonostante oltretutto la canzone non sia ancora ultimata. E visto che in questo caso non si parlerà di <i>una storia qualunque</i>, stia attento a scegliere liriche un po’ meno banali del solito.

povia

Per parlare della vittoria di Povia al Premio Mogol, ci sono diversi approcci: farne un’analisi dettagliata e lucida, sparlare di Povia, screditare Mogol. Scartata quest’ultima ipotesi (se non altro perchè l’ho celebrato durante X Factor) (anche se non ricordavo che era lui l’autore di Essere una donna della Tatangelo), ignorata la seconda, non resta che passare all’analisi accurata e dettagliata. Parlare di attualità in musica non è facile, lodi a chi lo fa: dimostra perlomeno di voler fuggire dallo stereotipo del “si deve sempre parlare d’amore”. Ovviamente ancora più importante è come lo si fa: sul caso di Luca era gay si sono spese più parole del dovuto; Mogol, premiandolo, l’ha definito un “testo sincero, senza retorica” e ancora “L’autore non giudica e poi la sua libertà va difesa” e io, proprio in virtù di quella libertà da difendere, mi permetto di dissentire. Ma adesso è lo stesso Giuseppe Povia, forse resosi conto che la polemica è diventata sterile (perlomeno discograficamente parlando), a lanciare l’ennesima bomba: al prossimo Sanremo presenterà una canzone su Eluana Englaro. La frase si commenta da sola: come detto prima, lodi a chi intraprende la strada della canzone impegnata. Ancora più lodi a chi lo fa senza cercare di fare notizia. Una dichiarazione del genere non ha altre chiavi di lettura se non “tremate, che sto tornando”:  faccia tutte le canzoni che vuole, ci mancherebbe, ma non è necessario presentarle tutte sul palco dell’Ariston, comunicandolo con otto mesi d’anticipo, considerato che oltretutto la canzone non è ancora stata ultimata. E visto che in questo caso non si parlerà di una storia qualunque, stia attento a scegliere liriche un po’ meno banali del solito.

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Caccia all’intruso

“Tutto l’universo obbedisce all’amore” di Franco Battiato, “Il paradiso dei calzini” di Vinicio Capossela, “A te” di Lorenzo Jovanotti, “Egocentrica” di Simona Molinari, “Luca era gay” di Povia, “Sincerità” di Arisa, : sono questi i titoli dei sei testi finalisti della seconda edizione del Premio Mogol, il riconoscimento promosso dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta nato nel 2008 con lo scopo di premiare il miglior testo tra le canzoni popolari italiane edite ogni anno.

Sanremo 2009: tristezza a palate, Povia omofobo sui gay. Siamo messi bene.

E’ più di due anni che tengo questo blog e questo è il terzo post che parla dei partecipanti a Sanremo. Ma mai il morale era andato così in basso: questo potrebbe essere l’ultimo Sanremo e, con tutta probabilità, lo sarà. I nomi si commentano da soli: Albano, Marco Carta, Gemelli Diversi, Fausto Leali, Marco Masini, Nicky Nicolai, Sal Da Vinci (chi?), Pupo con Paolo Belli e Povia. Si, Povia. Premetto, quello che scriverò da ora in avanti è basato solo su pregiudizi, quindi sarò poco oggettivo: c’è Povia. Povia è quello che ha presentato la sua prima canzone al Festival, nonostante non fosse inedita. Ha partecipato l’anno dopo, vincendo il Festival. Due anni dopo è stato escluso e lui ha organizzato una manifestazione contro il  Sanremo tornacontocratico. Quest’anno salirà sul palco, probabilmente rimangiandosi tutto.
Altra cosa, assai più importante: la sua canzone si intitola Luca era gay. Povia anni fa disse di aver creduto di essere gay, di essersi vestito da donna. Poi ritrattò tutto, era solo un modo per farsi notare. Lui è assolutamente etero, anzi, ha converito alcuni suoi amici omosessuali, ha partecipato al Family Day, a Panorama ha detto che gay non si nasce, ma si diventa (un po’ come quando si viene picchati, testuali parole). Ora scrive una canzone che già farà discutere. E ci lamentavamo della Tatangelo.

* Di tutta la baracca di quest’anno, si salvano giusto Afterhours e Dolcenera. Silvia Aprile sarà tra le Proposte, son curioso.