Questione di tempismo

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In tutte le cose ci vuole il giusto tempismo, talvolta per non turbare gli animi, altre per trarre il massimo profitto. Capitano però volte in cui le due condizioni – non turbare gli animi e trarre profitto – proprio non possono convivere assieme. E’ il caso della notizia di oggi, incentrata – tanto per cambiare – sul compianto Michael Jackson: LifeGem produrrà una serie limitata di diamanti ottenuti a partire dai capelli di Jacko. La ciocca in questione è quella bruciata durante il celeberrimo spot della Pepsi che John Reznikoff acquistò assieme alla giacca – firmata Armani, eh – con qui è stato spento il fuoco. Un’operazione simile era già avvenuta nel 2007 con i diamanti di Beethoven, dove però la (bizzarra?) idea era parsa più un tributo che altro: la volontà invece di produrre i diamanti di Jackson poche settimane dopo la morte dello stesso è semplicemente di cattivo gusto. Perchè si prospettano cifre astronomiche (i diamanti di Beethoven sono stati piazzati a $240,000 al pezzo, sull’onda della Jackson-mania è lecito aspettarsi un prezzo ancora più alto per questi) che andranno soltanto ad alleggerire ulteriormente le tasche dei fan.

Michael Jackson senza bisturi (e vitiligene)

Si torna a parlare di Michael Jackson. Perchè nonostante le tragedie (addirittura due – questa e questa – oggi), la morte di Jacko continua a fare notizia e infiammare le prime pagine di tutti i giornali. Da qualche giorno gira sul web l’immagine sopra: una rielaborazione grafica di come sarebbe diventato Jackson a 44 anni, senza operazioni e malattie. Già, ho usato il termine “malattie” perchè ultimamente è scoppiata pure la polemica sulla vitiligene, la malattia della pelle di cui avrebbe sempre sofferto Jackson e che l’avrebbe portato allo sbiancamento completo della pelle: notizia confermata dallo stesso Jackson, ma mai dimostrata. Proprio la mancata “certificazione” (strana, perchè avrebbe messo definitivamente fine allo spiacevole equivoco) ha diviso l’opinione pubblica tra diffidenti e chi ritiene impossibile uno sbiancamento artificiale. Ritornando invece all’immagine sopra, senz’altro non sarà molto attendibile (è stata elaborata a partire da una foto in cui Jacko era ancora molto giovane) e i realizzatori avranno voluto sottolineare i “miracoli” della chirurgia plastica, ma la differenza tra le due foto è abissale. Il dubbio è sempre lo stesso: ne è valsa la pena?

Michael Jackson

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La morte di Michael Jackson è la notizia del giorno. Probabilmente, anche dell’anno. Senz’altro trasversale: tutti, nessuno escluso, è rimasto colpito dalla notizia e tutti, in qualche modo, sentono il bisogno di partecipare al lutto. Jackson era ampliamente criticabile. Questo è forse l’aspetto più rilevante: le operazioni chirurgiche, la condotta di vita, l’eccentricità, le accuse di pedofilia, il volto sfigurato; tutti elementi che portavano a deriderlo, compatirlo e – perchè no – disprezzarlo. Fino ad oggi, perchè la morte – specie quando giunge così all’improvviso – rende tutti più umani, sia noi che commentiamo con più o meno partecipazione che chi ci lascia. La morte cancella davvero ogni colpa? No, però in parte è giusto che sia così. Che Michael Jackson sia ricordato per quello che ci ha lasciato, non per quello che si presume abbia fatto.
Impressionante è anche l’affetto dei fan e del web in generale: basta dare un’occhiata su Google Trends di oggi. Sui 100 termini più cercati su Google, moltissimi sono dedicati a Jacko; curiosamente però tra i primi cento manca la keyword più semplice: “michael jackson“. A voi le conclusioni*.

* A me piace immaginare che – a differenza di altre star di minore spessore – nessuno abbia bisogno di cercare il suo nome per capire chi è Michael Jackson. 🙂