The importance of being Wired

wired

Non ho ancora parlato di Wired, debuttato lo scorso Febbraio in pompa magna nella sua edizione italiana: se n’è fatto un gran parlare nei mesi passati, specie considerando l’attesa per l’adattamento dall’ormai leggendaria versione statunitense. E, come classico in questi casi, il popolo si è spaccato tra sostenitori e detrattori: a me piace. E pure parecchio. Sarà che non ho mai letto la versione originale e quindi il confronto – per me – non sussiste, però Wired mi fa impazzire, a partire dall’aspetto forse più inutile: quello grafico. Le due copertine fin ora uscite sono entrambe azzeccatissime: la prima – quella con Rita Levi Montalcini – sfoggia un lussuosissimo effetto argentato, mentre la seconda è una vera e propria corteccia in rilievo. Decisamente divertente. Lo stile delle pagine varia invece a seconda dell’articolo: si passa quindi da pagine fitte fitte a grandi foto commentate da due parole, il tutto in perfetto cloud style. I contenuti poi sono (quasi) tutto interessanti o perlomeno curiosi. Si può fare di più, sì, ma Wired Italia è già a buon punto.

PS: Buona Pasqua a tutti, anche se il clima ovviamente non è dei migliore per festeggiare.

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Una foto vale più di mille parole

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Sinceramente non so dove sia in questi casi la privacy, ma io vi linko soltanto il sito e declino ogni responsabilità: ecco l’esclusiva classifica delle 20 foto segnaletiche dell’anno. Tutti tipetti assai originali, con alle spalle storie altrettanto inusuali: potrei soffermarmi su l’uomo mucca, invece mi dedicherò a  un certo Spencer Taylor. Il tizio in questione avrebbe rubato materiale promozionale del Cavaliere Oscuro da un cinema, truccato da perfetto Joker. Mi son sempre chiesto che fine fanno tutti quei cartonati che stanno per qualche settimana all’ingresso dei negozi, salvo poi scomparire nel nulla. Effettivamente potrebbero pure regalarli anzichè buttarli (o farli rubare a questa “povera” gente).